Usi civici, sentenze ignorate «Il Comune deve incassare»

L’ex assessore Corriere scrive al sindaco Biondi: «Milioni di euro non riscossi» L’ente è creditore di risorse economiche importanti da utilizzare per i cittadini
L’AQUILA. Nel Comune dell’Aquila rischia di scoppiare di nuovo la grana Usi civici. A riproporre la questione (la prima volta lo ha fatto nel 2014) è l’ex consigliere comunale ed ex assessore Pasquale Corriere che con una lettera è tornato a segnalare al sindaco Pierluigi Biondi che negli anni l’amministrazione municipale ha vinto diverse cause demaniali (si tratta di vasti territori che sono tornati ufficialmente di proprietà del Comune dell’Aquila) ma nessuno si è preoccupato di renderle esecutive riscuotendo canoni di affitto o altro.
Si tratterebbe di milioni di euro mai entrati nelle casse comunali. Una questione che potrebbe presto interessare la Corte dei Conti cui Corriere è pronto a inviare la documentazione in suo possesso. Nella lettera al primo cittadino e ai dirigenti competenti l’ex consigliere ricorda che ci sono almeno 4 sentenze del Commissariato regionale per il riordinamento degli Usi civici in Abruzzo che riconoscono al Comune dell’Aquila la «natura demaniale» dei seguenti territori: nella zona di Campotosto la montagna nota come Rocca delle Vene, nella zona di Cagnano Amiterno il comprensorio Montagna di Cascina, l’area di Venacquaro che fa parte della montagna di Chiarino e che appartiene al Comune dell’Aquila e non a quello di Fano Adriano, infine il territorio “Terzetto della Genca”, con l’ordine di reintegrazione in favore del Comune dell’Aquila dei fondi utilizzati da privati. «Con spirito propositivo e collaborativo nei confronti dell’amministrazione», scrive Corriere, «e per la salvaguardia dei princìpi amministrativi di trasparenza, economicità e di efficacia chiedo il rispetto e l’applicazione delle sentenze, affinché si possano utilizzare per finalità pubbliche le risorse economiche derivanti dall’esecutività nonché per risolvere questioni importanti riguardanti gli interessi dei cittadini. È inoltre necessario avviare le cause demaniali per i territori di altri “castelli” ora diruti, tra i quali Cesura, Città di San Massimo, Machilone, Pedicino, Pescignola. La mancata e reiterata non applicazione e inottemperanza dei pronunciamenti delle sentenze potrebbero produrre specifiche responsabilità di natura penale ed erariale, con particolare riguardo per i dirigenti incaricati». Nel 2014, quando Corriere segnalò la questione all’amministrazione, l’allora sindaco Massimo Cialente scrisse una missiva di fuoco ai dirigenti in cui si leggeva: «Ho appreso di ben 4 sentenze a favore di questa amministrazione, di cui l’ultima emessa 10 anni fa, con la quale si riconosce la proprietà al Comune di ampie aree demaniali appartenenti ai Castelli diruti. Non capisco come sia potuto avvenire che negli anni questa amministrazione non abbia provveduto ad attuare sentenze ormai definitive, alcune delle quali confermate anche in Cassazione. Temo che ci troviamo di fronte a grosse responsabilità politiche, sociali, certamente erariali e, probabilmente, addirittura penali». Da allora nulla è accaduto.
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