Vaccinazioni, l’affluenza è in calo Ma i centri Asl restano tutti aperti

Fino al 31 marzo operative le sette strutture a livello provinciale dedicate alla somministrazione Il medico Giansante: «Andamento molto buono sul territorio, numeri più bassi per la fascia 5-11 anni»
L’AQUILA. È calata l’affluenza nei sette centri vaccinali della provincia dell’Aquila, che comunque rimarranno tutti aperti almeno fino al 31 marzo, quando dovrebbe terminare lo stato di emergenza. I dati forniti dal contact center dell’emergenza Covid diretto da Marco Martinicchia mostrano un incremento, nelle ultime settimane, delle prime dosi tra gli Over 50, mentre la fascia della popolazione con la più alta percentuale di vaccinati è quella compresa tra i 70 e i 79 anni, dove ha completato il ciclo il 91,08% della popolazione target. «Adesso occorre spingere sulla fascia tra i 5 e gli 11 anni», dice il responsabile dell’Unità di Igiene, Epidemiologia e Sanità pubblica Enrico Giansante, «che conta solo 2.918 vaccinati con ciclo completo (due dosi) su 16.836 utenti».
CENTRI VACCINALI
Tutti i sette centri vaccinali operativi sul territorio provinciale resteranno aperti fino al 31 marzo, nonostante l’affluenza quotidiana sia molto diminuita, rispetto agli ultimi mesi: «C’è sicuramente meno richiesta», spiega Giansante, «visto che nella nostra provincia la campagna vaccinale ha già raggiunto ottimi risultati. Ormai la macchina organizzativa dei punti di somministrazione è ben rodata e si corre veloci: per ora non verrà cambiato nulla e le strutture resteranno tutte aperte almeno fino al 31 marzo, quando si valuterà la situazione in base alle indicazioni che arriveranno dal governo».
OVER 50
Nella fascia tra i 50 e i 59 anni ha ricevuto due dosi l’87,81% della popolazione target, cioè vaccinabile. Sono 1.293 le prime dosi effettuate in questa fascia nell’ultimo periodo, da quando è stato disposto l’obbligo vaccinale per gli Over 50: «La scorsa settimana eravamo all’82%», aggiunge Giansante, «quindi si è avuto un discreto incremento, certamente legato all’effetto dell’obbligo vaccinale per i lavoratori. Nel giro di 3 o 4 settimane, chi ha ricevuto la prima dose completerà il ciclo primario e vedremo cosa succederà con il booster».
I PIù PICCOLI
«L’andamento delle vaccinazioni nel nostro territorio è molto buono», sottolinea Giansante, «come si può evincere dai dati raccolti dal contact center dell’Asl. La fascia dove si registra la percentuale più bassa di immunizzati, il 17.33%, è naturalmente quella tra i 5 e gli 11 anni, per la quale la campagna è partita solo il 15 dicembre. C’è stata poi una prima fase di resistenza tra molti genitori, i cui dubbi sono stati per la maggior parte sciolti, e attualmente tanti bambini non possono essere vaccinati perché si trovano in quarantena o sono risultati positivi. Voglio rilanciare un messaggio: se in questa ondata della pandemia la variante Omicron ha avuto effetti meno gravi è stato solo perché ha trovato una solida barriera nella popolazione che si era vaccinata».
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