Vaccini in ritardo di tre ore L’ira dei pazienti in attesa

Tensione al centro di via Ficara. L’Asl: disguidi che capitano per il gran lavoro
L’AQUILA . Il volontario della Protezione civile pronuncia ad alta voce il nome del prossimo paziente: alle 12.30 sta chiamando i prenotati delle 9.40. Lo scorrimento della lista viaggia con tre ore di ritardo. È la mattinata più difficile al centro di vaccinazione in via Ficara. «Oggi è un casino» sospira il volontario che smista gli ingressi, quasi travolto dalla pressione dei tanti ammassati lungo la passerella che immette ai locali del Musp, in passato adibito ad asilo e riconvertito in struttura sanitaria per far fronte all’emergenza Covid-19. Anziani, pazienti affetti da patologie rilevanti e soprattutto i loro accompagnatori hanno i nervi a fior di pelle. Qualcuno chiama la polizia.
ESPLODE LA RABBIA. «Avevo appuntamento alle dieci, ma devono ancora entrare quelli delle nove e mezza», racconta Alessandro Romano che sottolinea di essere cardiopatico, «sono arrivato un po’ prima e questa attesa è inaccettabile». Il sole nelle ore di punta inizia a farsi sentire e all’ombra dei gazebo, allineati davanti all’ingresso, c’è spazio a malapena per gli anziani, tutti ultraottantenni, su sedie a rotelle o appoggiati ai deambulatori. «La disorganizzazione è totale», protesta Maria Assunta Giardino, una degli accompagnatori, «ci sono appena dieci sedie per almeno sessanta persone in attesa e nessun supporto, dobbiamo arrangiarci». L’accavallamento tra chi deve fare la prima dose di vaccino e chi è stato convocato per il richiamo scatena il caos. Il tentativo di organizzare una doppia fila ordinata, nel rispetto delle regole anti-contagio, naufraga miseramente e lungo la passerella si forma la calca.
RESSA ALL’ENTRATA. «Il distanziamento non esiste», fa notare chi preferisce tenersi fuori dalla mischia, «non c’è alcun controllo». Tra la piccola folla aggrumata davanti alla porta vola anche qualche parola pesante, sfogo della frustrazione per la prolungata attesa. I volontari sono subissati da richieste di chiarimenti. «Sono qui da tre ore con due anziani di 86 anni con il deambulatore», fa notare un’accompagnatrice, «e non si sa ancora quando potranno entrare». Un’altra è in fila per la madre in attesa sulla carrozzina. «Ma quand’è il mio turno?», chiede, «qui passano tutti avanti». La risposta non arriva e lei, allora, rompe gli indugi: «Adesso entriamo noi», sentenzia, «ma’, vieni» e spinge la carrozzella lungo la rampa d’accesso. La calca preme e i volontari cedono alla pressione. Lasciano entrare i più irrequieti, ma lungo il corridoio che divide gli ambulatori si forma un altro tappo. Arriva anche una pattuglia della squadra volante che invita la folla, che man mano si dirada, a tenere le distanze. La situazione torna gradualmente sotto controllo e intorno alle 13.45 file e assembramenti davanti al Musp sono ormai smaltiti.
L’ASL CHIARISCE. A innescare il ritardo è stato un «disguido nella fornitura» delle dosi. Il chiarimento arriva da Enrico Giansante, dirigente del Servizio igiene ed epidemiologia dell’Asl. «Sono cose che capitano quando si fa un gran lavoro come quello che stiamo portando avanti». L’accavallamento è stato determinato dai tempi di scongelamento delle dosi Moderna in somministrazione ieri nel centro vaccinale. «Ci scusiamo per il ritardo con i cittadini», aggiunge il dirigente, «ma chiediamo anche un po’ di comprensione da parte loro». Giansante tiene a sottolineare l’impegno dell’azienda sanitaria nella campagna vaccinale. «Siamo più avanti rispetto alle altre Asl abruzzesi», afferma, «a testimonianza dell’intensità con cui stiamo lavorando». Per oggi è previsto l’arrivo di quattro vassoi di dosi Pfizer che saranno subito disponibili per ulteriori somministrazioni alle categorie coinvolte in questa fase.
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