Vaccino anti-Covid, primo blocco di 8mila dosi pronto dopo Natale

20 Dicembre 2020

Il quantitativo assegnato alla Regione sarà ripartito in quote uguali tra le quattro Asl nelle province Domani riunione operativa dei vertici aziendali per la distribuzione, si partirà dalle categorie a rischio

L’AQUILA. La data simbolo è il 27 dicembre, domenica prossima. Per quel giorno, da segnare con un doppio cerchietto rosso sul calendario, è stato annunciato l’avvio sul territorio nazionale della distribuzione del primo vaccino anti-Covid approvato a livello europeo. L’ha creato il colosso Pfizer-BionTech è segnerà la prima vera svolta nella lotta al contagio che sta ancora spargendo lutti e dolore senza tregua. La macchina organizzativa si è messa in moto e nei prossimi giorni inizierà a funzionare a ritmo serrato anche a livello locale per rendere concreta la campagna di vaccinazione che si annuncia lunga e complessa.
DOSI IN ARRIVO. In base alle indicazioni rese note a livello regionale la Asl aquilana disporrà di un quantitativo di vaccini pari a quello che verrà messo a disposizione delle altre tre aziende sanitarie provinciali. A disposizione per l’Abruzzo ci saranno circa 30mila dosi, per cui all’Aquila ne spetterebbero più o meno ottomila da somministrare, secondo le priorità indicate dal governo, a operatori sanitari e anziani, in particolare gli ospiti delle Rsa, le residenze assistenziali sanitarie dove il coronavirus ha colpito durissimo nelle due ondate della pandemia. La distribuzione del primo stock di vaccini coinciderà, dunque, con una sorta di prova generale per mettere a punto la procedura da adottare successivamente nell’operazione su larga scala che seguirà da lì a breve. Non si tratterà, infatti di gestire, un prodotto simile a quello che serve per bloccare l’influenza stagionale: per delicatezza e complessità l’iniziativa destinata a fermare definitivamente il Covid-19 richiederà molta più attenzione.
IL PIANO D’AZIONE. I passaggi preparatori e attuativi della campagna saranno esaminati e messi a punto domani, nel corso di una riunione dell’unità di crisi allestita dalla Asl e della quale fanno parte vertici aziendali e medici che a vario titolo saranno coinvolti nelle diverse fasi dell’operazione. I frigoriferi dove conservare i vaccini sono già pronti, ma c’è molto altro da fare.
PASSI MISURATI. A sottolineare quanto l’iniziativa sia complessa, per vari aspetti legati alla natura stessa del prodotto da inoculare ai pazienti è Alessandro Grimaldi, direttore del reparto Malattie infettive del San Salvatore. «Non sarà la stessa cosa che fare il vaccino per l’influenza comune», premette il dirigente, «ma di un’iniziativa molto più articolata anche sul piano organizzativo». Il vaccino in distribuzione è efficace ma delicato, più fragile. «Va conservato a meno 72 gradi e oltre», ricorda il dirigente, «e anche la somministrazione richiede molta cura». In parole povere, una volta scongelate, le dosi devono essere «ricostituite» con grande delicatezza prima di essere iniettate. «Non possono essere agitate con troppa energia», sottolinea Grimaldi, «altrimenti c’è il rischio che il vaccino risulti inefficace». Il primario usa termini tecnici, ma in sostanza la dose “maltrattata” si rompe e non funziona più. Per questo Grimaldi sottolinea che servirà personale esperto per la corretta somministrazione. Non meno importanti gli aspetti logistici. «I pazienti che faranno il vaccino, come avviene sempre in questi casi, dovranno aspettare rimanendo sott’osservazione per una ventina di minuti», spiega il dirigente, «allo scopo di verificare l’insorgere di eventuali reazioni». Serviranno dunque spazi idonei all’attesa e all’eventuale intervento di personale sanitario con i farmaci necessari a bloccare ipotetici effetti negativi.
L’APPELLO. Come tutti i vaccini anche quello per il Covid, che andrà somministrato in due dosi a 21 giorni di distanza, può avere controindicazioni. «Potrebbe causare una leggera febbre o un’irritazione, ma si tratterà di pochissimi casi», tiene a precisare il primario, «si tratta di una possibilità limitatissima rispetto a vantaggi enormemente più grandi». Grimaldi ricorda le tragiche conseguenze che la pandemia ha prodotto anche in provincia con oltre 200 morti e più di 10mila contagiati. «Vaccinarsi sarà fondamentale», conclude, «per arrivare il prima possibile a quel 70 per cento della popolazione che porterà all’immunità di gregge».
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