Valanghe e soccorsi: in città medici e operatori da tutta Italia

20 Febbraio 2022

L’AQUILA. Ultimo giorno, oggi, per il corso di “Ricerca e stabilizzazione del travolto da valanga” organizzato all’Aquila dal Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico abruzzese che ha...

L’AQUILA. Ultimo giorno, oggi, per il corso di “Ricerca e stabilizzazione del travolto da valanga” organizzato all’Aquila dal Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico abruzzese che ha portato in città medici e infermieri da tutta Italia. La manifestazione nata nel 2006 è giunta all’undicesima edizione ed è l’unica in Europa dedicata al soccorso in valanga, rivolto esclusivamente ai sanitari. Alla tre giorni che si è svolta tra L’Aquila e Campo Imperatore, tra lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche, hanno partecipato 36 tra medici e infermieri provenienti da tutta Italia, molti dei quali in servizio nelle varie delegazioni regionali del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico.
Tra i relatori i massimi esperti del settore come Igor Chiambretti, direttore tecnico dell’Aineva (Associazione interregionale di coordinamento e documentazione per i problemi inerenti alla neve e alle valanghe), geologo e professore del Politecnico di Torino, che è stato tra i periti nominati dalla Procura di Pescara per la tragedia di Rigopiano. Presenti anche Giacomo Strapazzon dell’Istituto Eurac, l’accademia europea di Bolzano, innovativo istituto di ricerca e formazione privato fondato nel 1992 che accoglie ricercatori da tutta l’Europa. Tra i relatori anche la guida alpina Maurizio Lutzenberger.
Tutti gli esperti hanno ribadito che non esiste nessun intervento tempo-dipendente come quello su valanga: oltre a ostruire le vie respiratorie la neve esercita sul torace una pressione enorme che ne impedisce la dilatazione al punto da immobilizzare completamente la persona dispersa.
Gli studi hanno permesso di stabilire che le persone travolte da una valanga, completamente sepolte nella neve, dopo circa 15 minuti dall’evento, sono ancora in vita in 9 casi su 10.
Trascorso questo lasso di tempo l’asfissia porta alla morte una persona ogni 5 minuti. Solo chi ha le vie respiratorie libere e dispone di spazio sufficiente a dilatare il torace ha la speranza di sopravvivere oltre i 40 minuti. Numeri che pongono l’accento sull’importanza della tempestività nella ricerca e nel disseppellimento. Azioni che devono essere messe in atto immediatamente e solo chi è ben preparato e coordinato ha speranze di riuscire a salvare i propri compagni.
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