Vancouver-L’Aquila, storia di un’amicizia

28 Marzo 2018

La città prende il volo coi progetti di scambio: Sara e Isobel raccontano l’esperienza di Intercultura 

L’AQUILA. Continua il viaggio nel mondo delle esperienze maturate dai ragazzi attraverso gli scambi culturali promossi dalle associazioni che operano all’interno del Liceo Cotugno.
Sara Rapisarda e Isobel Casey sono due studentesse, un’italiana e l’altra canadese, che grazie a Intercultura hanno avuto l’occasione di vivere un’esperienza nuova per entrambe: quando il 18 agosto 2017 Sara è volata in Canada, a Vancouver, si sono ritrovate a condividere per tre mesi ogni aspetto della quotidianità, e ora è Isobel a essere ospitata nel nostro paese. E questa è la loro storia.
Come avete scoperto Intercultura?
Sara: «Non avrei mai pensato che mi sarei allontanata dalla mia famiglia per così tanto tempo, soprattutto per intraprendere un percorso interculturale. Non conoscevo questa associazione finché, a scuola, non mi sono imbattuta in un suo volantino e ne sono rimasta così colpita che ho deciso di informarmi e, adesso, posso dire che la mia vita è cambiata grazie a quel volantino».
Isobel: «Ho conosciuto nella mia scuola ragazzi stranieri che avevano aderito al progetto di Intercultura e ho deciso di fare lo stesso. Anche io mi sono informata prima di affrontare un progetto così impegnativo e, nonostante le incertezze iniziali, eccomi qui».
Avete condiviso ogni cosa, anche le vostre famiglie. Com’è ritrovarsi a vivere in una casa che non è la propria, quali sono i vantaggi e, se ci sono, gli svantaggi?
Sara: «Ammetto di aver avuto, all’inizio, dei dubbi fino a quando non ho conosciuto la famiglia di Isobel che mi ha accolto calorosamente facendomi sentire a casa. Ero scettica riguardo il rapporto che avrei potuto costruire con la mia “seconda” famiglia, ma si è creato un legame che ha superato ogni mia aspettativa. È stato difficile abituarmi ai loro ritmi, cambiare la mia quotidianità come la sveglia o l’orario dei pasti, che possono sembrare problemi banali, ma non lo sono affatto. Dopo il primo mese in cui ero preoccupata solo di inserirmi nella loro routine, gli altri due sono volati e, se devo essere sincera, avrei voluto restare più a lungo».
Isobel: «Si sa quanto siano diffusi in tutto il mondo gli stereotipi sull’Italia e sugli italiani e il Canada non fa eccezione. Venendo qui mi sono portata dietro anche tutte le mie convinzioni che si sono rivelate piacevolmente vere in quanto ho imparato a guardare oltre tutte le differenze, che è giusto che ci siano, e ad apprezzare anche tutte le peculiarità che rendono unico un paese. Per me è stato strano soprattutto passare da una realtà come quella di Vancouver a una profondamente diversa come quella aquilana. Abituata a Vancouver, città con più di due milioni di abitanti, sono arrivata qui all’Aquila, che è sotto i centomila abitanti, e, nonostante il disorientamento iniziale, posso ora dire di sentirmi a casa. Gli italiani, e in particolar modo la mia famiglia ospitante, si sono rivelati persone comprensive, affabili e hanno cercato in tutti i modi di farmi sentire una di loro. E io, effettivamente, un po’ italiana mi ci sento. Mi sento di ringraziare di cuore la mia famiglia aquilana e questo non sarà di certo l’ultimo soggiorno in Italia e, chissà, in un futuro potrebbe diventare davvero casa mia».
Cosa vuol dire ospitare qualcuno in casa propria?
Sara: «Ospitare qualcuno in casa propria ha aspetti positivi e negativi, soprattutto se quel qualcuno è uno sconosciuto di cui hai letto solo il fascicolo di presentazione. Essendo figlia unica sono stata felice di non esserlo per tre mesi. Allo stesso tempo, però, condividere i propri spazi non è per nulla facile. Bisogna imparare a conoscere l’altro, a mettere da parte la diffidenza aprendosi alla conoscenza di altre culture diverse dalla nostra ma, non per questo, “sbagliate” o da guardare con sospetto. Credo che molti dovrebbero intraprendere questo progetto per non avere più paura del diverso e per imparare a guardare il mondo con occhi più consapevoli».
Isobel: «Pensavo fosse meno difficile, in realtà. Nonostante io abbia un fratello, quando Sara è arrivata da me ho avuto paura di non essere in grado di gestire la situazione. Avevo letto di lei solo sul suo fascicolo e al suo arrivo tutto è stato diverso. Lei è arrivata con la sua personalità, le sue abitudini e ha trovato me, con la mia personalità e le mie abitudini; ha trovato me, gelosa dei miei spazi; ho imparato a conoscerla e ad apprezzarla e grazie alla mia sorella acquisita sono riuscita a lavorare sugli aspetti più spigolosi del mio carattere».
Francesca Centofanti
Melany Travaglia
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