Venduta la Villetta di Mussolini: sarà un nuovo albergo-ristorante

La famiglia dell’imprenditore Piccinini si aggiudica l’asta: «Giusto che resti aquilana a tutti gli effetti» L’immobile di Fonte Cerreto divenne la prigione del Duce prima del trasferimento a Campo Imperatore
L’AQUILA. Proprio in questi giorni, 78 anni fa, Benito Mussolini, per venti anni Duce del fascismo, era rinchiuso, su ordine del re Vittorio Emanuele III, in quella che fu definita la prigione più alta del mondo e cioè l’albergo di Campo Imperatore. Fu “prelevato” dai tedeschi il 12 settembre e portato in Germania. Poche settimane dopo nacque la Repubblica di Salò.
Mussolini giunse in Abruzzo e nell’Aquilano il 28 agosto 1943 e non fu portato subito all’albergo in quota ma per alcuni giorni fu prigioniero (guardato a vista da carabinieri e polizia) in quella che gli aquilani conoscono come la Villetta di Fonte Cerreto a poca distanza da Assergi e a due passi dalla base di partenza della funivia del Gran Sasso.
L’ASTA. La Villetta un anno fa era finita all’asta. Per due volte l’asta è andata deserta poi finalmente, a fine luglio scorso, si è fatto avanti un imprenditore aquilano che l’ha acquistata (la base d’asta si aggirava fra i 600.000 e i 700.000 euro) e ora intende valorizzarla. Primo obiettivo è ristrutturare il bar e il ristorante chiudendoli il tempo necessario a fare i lavori per riaprirli in coincidenza con l’avvio della stagione dello sci, cioè a dicembre. L’immobile è stato acquistato dalla Emir.pi società della famiglia di Olivio Piccinini, imprenditore originario di Bazzano molto noto in città e che ha attività commerciali (in particolare nel campo dei prodotti per l’agricoltura ma non solo) nella zona di Paganica. Tutta la procedura è stata seguita da Pierluigi Piccinini, figlio di Olivio. «Io e la mia famiglia», dice Pierluigi Piccinini, «siamo molto legati al Gran Sasso sia come sciatori che come aquilani. Abbiamo pensato che fosse giusto che la Villetta restasse aquilana a tutti gli effetti. La nostra idea è di ampliare sia la ricettività, sia la ristorazione con investimenti mirati per farne una struttura accogliente sia d’inverno che d’estate sul modello delle strutture che troviamo sulle Alpi e che, come è ben noto, sono mete ambite per vacanze invernali ed estive. Speriamo di riuscire a realizzare tutto ciò anche con l'aiuto delle amministrazioni locali il cui sostegno non è affatto secondario».
LA STORIA. Nella Villetta di Fonte Cerreto fra il 28 agosto e il 2 settembre del 1943 fu tenuto prigioniero Benito Mussolini che poi fu trasferito per motivi di sicurezza nell’albergo in quota a Campo Imperatore. L’immobile è da tempo entrato nell’immaginario degli aquilani, i quali se decidono di dirigersi verso il Gran Sasso più che “andiamo a Fonte Cerreto” dicono “andiamo alla Villetta”. Il fatto che Mussolini fosse stato tenuto prigioniero alla Villetta è poco noto. La “liberazione” del capo del fascismo da parte dei tedeschi il 12 settembre del 1943, grazie a un blitz da terra e dall’aria, ha finito per oscurare la permanenza, se pur breve, del prigioniero a Fonte Cerreto. Mussolini fu fatto arrestare da Re Vittorio Emanuele III nel pomeriggio del 25 luglio del 1943 dopo la notte del Gran Consiglio che lo aveva sfiduciato. L’ormai ex Duce fu portato prima in alcune caserme di Roma, in seguito fu ristretto nell’isola di Ponza e poi alla Maddalena. A fine agosto 1943 si decise di portarlo sul Gran Sasso. La storia con molti dettagli inediti è raccontata nel libro “L’Aquila in guerra” del professor Walter Cavalieri, testo fondamentale per chi vuole conoscere gli eventi accaduti nell’Aquilano durante la seconda guerra mondiale. La Villetta era di proprietà di una signora romana, Rosa Conti, vedova Mascitelli. Mussolini, si apprende dal libro di Cavalieri, trascorse i giorni alla Villetta leggendo, scrivendo, ascoltando la radio – fornitagli dal tecnico della funivia Remo Lalli – e giocando a tressette, a briscola o a scopone con alcuni suoi custodi. La vigilanza era affidata a circa 150 tra carabinieri e agenti di polizia.
ANEDDOTI. Lo storico Walter Cavalieri in un diverso volume (precedente a “L’Aquila in guerra”) intitolato “L’Aquila dall’armistizio alla Repubblica” riporta altri dettagli relativi alla presenza dell’ex capo del fascismo alla Villetta di Fonte Cerreto. «L’incarico di preparare la nuova residenza di Mussolini» scrive Cavalieri «era stato affidato al neo prefetto dell’Aquila Rodolfo Biancorosso. Egli aveva curato personalmente la preparazione della prigionia del Duce. Prima del 28 agosto furono sospesi il servizio di autobus L’Aquila-Funivia, il servizio della funivia per Campo Imperatore e il funzionamento dell’ufficio postale annesso all’albergo di Campo Imperatore. Nei primissimi giorni, la popolazione aquilana e del circondario ignorava che il Duce fosse giunto in quei luoghi. Qualcuno però si era già imbattuto del tutto casualmente nell’importante prigioniero. Poco prima di Assergi l’autoambulanza che lo trasportava aveva avuto un piccolo guasto al motore e durante la breve sosta necessaria per ripararla, un turista bolognese aveva intravisto il Duce e scambiato con lui alcune parole. Pare che il prigioniero sia stato incrociato e visto anche dall’autista della corriera che da Assergi portava all’Aquila. In seguito, nonostante l’iniziale opposizione dei carabinieri di scorta, Mussolini era stato avvicinato nei pressi della Villetta da pastori che gli portarono in dono formaggio e ricotta. Mussolini fu anche visto da alcune incredule donne di Roio che rientravano da un pellegrinaggio a San Gabriele valicando il Gran Sasso». Insomma la presenza dell’ex Duce del fascismo non passò inosservata e la voce che fosse “ospite” alla Villetta si diffuse rapidamente in città col rischio che giungesse ai tedeschi che da settimane lo cercavano. Anche per questo il 2 settembre 1943 nel pomeriggio (come ha ricostruito un altro storico abruzzese, Marco Patricelli, nel libro “Operazione Quercia”) si decise di portarlo nell’albergo di Campo Imperatore. Dopo la guerra, scrive ancora Cavalieri «la requisizione della villetta di Fonte Cerreto» come prigione per Mussolini «sarà causa di un lungo contenzioso fra la proprietaria e l’amministrazione dello Stato.
A liberazione dell’Aquila avvenuta, la signora chiese la restituzione del suo immobile e un risarcimento danni. Infatti i tedeschi, dopo il blitz a Campo Imperatore, devastarono l’edificio e fu rubato di tutto». In “L’Aquila dall’armistizio alla Repubblica” si legge che l’edificio «fu restituito alla legittima proprietaria il 16 ottobre 1944, ma la prefettura dell’Aquila non ritenne di doversi accollare il risarcimento per danni di guerra e corrispose solo una indennità di requisizione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

