Venerdì santo, l’emozione del Miserere

Si rinnova il suggestivo rito dello “struscio” dei trinitari accompagnato dagli oltre cento cantori
SULMONA. Lo “struscio” dei trinitari in saio rosso e pettorina bianca ha di nuovo commosso e coinvolto le migliaia di persone che ieri sera, per quattro ore, hanno seguito la processione del Cristo Morto. Come da tradizione il corteo è uscito dalla chiesa della Santissima Trinità, cuore spirituale della città, poco dopo le 20, attraversando le vie principali del centro storico. Particolarmente suggestivo il passaggio della processione lungo corso Ovidio e davanti alla facciata dell’Annunziata e poi nel quartiere di Santa Maria della Tomba, dove i trinitari hanno incontrato i confratelli di Santa Maria di Loreto, in mozzetta verde e tunica bianca. La processione è tornata al suo antico percorso, che negli ultimi anni era stato modificato su iniziativa del vescovo emerito Angelo Spina per evitare la sosta nel quartiere di Santa Maria della Tomba che finiva per diventare momento ricreativo, tanto da conciliarsi ben poco con lo spirito penitenziale del Venerdi Santo. Ma quella sosta comunque è stata cancellata. Grandi emozioni anche lungo il percorso di rientro della processione, con il coro di oltre cento cantori che ha affascinato come sempre con le note del Miserere musicato dall'aquilano Raffaele Scotti, che ad anni alterni, viene cantato con quello del sulmonese Federico Barcone. Il vescovo Michele Fusco a conclusione della processione, sostando davanti all’Annunziata e accanto alla Bara del Cristo Morto ha pronunciato una breve riflessione sul senso del mistero della Passione e Morte di Cristo. È stata per il vescovo Fusco la sua seconda volta nella processione trinitaria, della cui bellezza e solennità è stato affascinato fin dal primo momento.
Una processione che i trinitari hanno ereditato nel 1827 dalla Congrega gesuitica dei Nobili, diventando confraternita per lungo tempo guidata dalle famiglie aristocratiche della città. (c.l.)
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