Venne licenziato per assenteismo e ora il Comune dovrà risarcirlo

Coinvolto nell’inchiesta sui furbetti del cartellino, era stato mandato via 4 mesi prima della pensione Per il giudice il provvedimento è stato tardivo e illegittimo: l’ex dipendente riavrà stipendi e contributi
SULMONA. Dopo aver ottenuto il via libera dal giudice del lavoro, ora il dipendente comunale Stefano Pezzella licenziato per assenteismo quattro mesi prima di andare in pensione, bussa a Palazzo San Francesco chiedendo il dovuto risarcimento. Lo ha fatto in questi giorni dopo che l’ufficio legale del Comune non ha impugnato il provvedimento del tribunale che ha dato ragione al dipendente, facendo scadere i termini per presentare il ricorso e rendendolo esecutivo. Un licenziamento illegittimo, afferma nella sentenza il giudice Alessandra De Marco. Il giudice non chiarisce se il licenziamento andava adottato, dice solo che quando il provvedimento è stato notificato al dipendente i tempi per farlo erano ormai scaduti. Ora l’avvocato dell’ex dipendente comunale, Alberto Paolini, ha già presentato istanza per incassare la somma che il tribunale ha riconosciuto a Pezzella nella sentenza. Si tratta di quattro mensilità più i contributi previdenziali ed oltre 6.000 euro di spese legali. Nell’ordinanza il Tribunale sottolinea più volte le responsabilità del Comune che con la sua inerzia, ha reso il provvedimento disciplinare non solo tardivo ma anche illegittimo. «È in atti la prova che a far data dal 18 maggio 2017, a seguito di richiesta inoltrata due giorni prima, l’Ufficio provvedimenti del Comune, su esplicita richiesta del dirigente, è stato messo nella piena disponibilità dei documenti del procedimento penale», scrive il giudice De Marco che in un altro passaggio aggiunge: «La contestazione disciplinare è stata elevata a seguito dell’acquisizione di copia dei documenti del fascicolo penale avvenuta il 18 novembre 2018. Ne consegue che, per effetto dell’inerzia che si è protratta sino al 9 novembre 2018 e a cui ha fatto seguito la contestazione dell’addebito al ricorrente in data 28 dicembre 2018, l’ente era decaduto dal relativo potere, essendo decorso il termine per l’avvio del procedimento disciplinare. Di qui l’illegittimità del licenziamento avvenuto il 26 marzo del 2019».
L’inchiesta sui cosiddetti “furbetti del cartellino” aveva travolto il Comune di Sulmona che era finito sulle cronache nazionali per l’alto numero dei dipendenti coinvolti: 49 quelli messi inizialmente sotto accusa dalla Finanza. Vicenda che oltre a quella interna ha avuto altre due inchieste, quella contabile e quella penale. L’inchiesta davanti alla Corte dei Conti che vedeva imputate 18 persone, si è conclusa con 7 condanne e 11 proscioglimenti. È ancora in corso, invece, il filone penale che vede sotto processo sei dipendenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

