Verdeaqua, il grido disperato dei lavoratori

La terza Commissione consiliare ha incontrato l’assessore allo Sport Piccinini: senza la certificazione della cooperativa non possiamo fare nulla
L’AQUILA. Sono 32 lavoratori, dei quali 14 collaboratori sportivi e 18 a tempo indeterminato, di cui 6 portatori di handicap.
Sono i dipendenti – per ora ex – della cooperativa Verdeaqua, che ha gestito per 20 anni, fino all’11 ottobre scorso, l’impianto sportivo di Santa Barbara. Ieri mattina 13 dei lavoratori si sono ritrovati in Comune, nella sede di Villa Gioia, dove si è riunita la terza Commissione consiliare Politiche sociali, culturali e formative, presieduta da Elisabetta De Blasis, alla presenza dell’assessore allo Sport, Alessandro Piccinini.
Una commissione che è servita a chiarire una cosa: l’impianto per ora resta chiuso e il futuro dei 32 lavoratori è pieno di incognite. La struttura sportiva, che richiama oltre 700 utenti al giorno tra piscina, palestra e campi da calcetto e tennis (anche se quest’ultimo spazio era chiuso da tempo), è stata sigillata dai vigili del fuoco proprio l’11 ottobre scorso, dopo lo sversamento di cloro.
Ma vigili del fuoco, Asl e Arta avevano trovato anche problemi all’impianto e hanno imposto delle prescrizioni, senza l’adempimento delle quali non potrà riaprire. E proprio questo è stato il leit motiv dell’assessore Piccinini – che, paradossalmente, si è beccato anche l’applauso dei lavoratori per ora disoccupati – ovvero la presentazione di tutte le certificazioni da parte della cooperativa Verdeaqua.
«Senza di quelle», ha sottolineato Piccinini, «il Comune non può fare nulla». L’amministrazione è orientata a un affidamento temporaneo, che potrebbe essere della stessa Verdeaqua, in attesa del nuovo bando per la gestione della struttura. Ma c’è anche il problema del mutuo, stipulato a suo tempo dalla cooperativa con il Credito sportivo, di 2 milioni di euro, che per il momento si accollerebbe il Comune. Giustino Masciocco ha riproposto («Cialente, non si sa perché, a suo tempo bocciò la mia idea») di far accollare al Comune la rata del mutuo portandola a 100mila euro l’anno – la coop ne pagava 68 mila ogni sei mesi – .
Ma finora non c’è nulla di concreto e bisognerà aspettare le certificazioni. Nel frattempo i lavoratori resteranno senza occupazione e la città, che è già carente di impianti sportivi, nel frattempo ne sta perdendo uno di importanza vitale. Tra i lavoratori c’è chi vive con quegli appena mille euro di stipendio che riesce a prendere. «Sono vedova e ho due figli», dice una delle lavoratrici, «per fortuna sono autonomi, ma con quei soldi devo pagare bollette, affitto e viverci».
«Io invece sono separata e anche io ho due figli, uno è autonomo, un’altra studia all’Università», le fa eco un’altra lavoratrice della Verdeaqua. «Ma anche io non so come fare ad andare avanti». Una situazione drammatica, che la Commissione di ieri, nonostante gli sforzi della presidente De Blasis – che ha voluto a tutti i costi questo confronto con l’assessore – non ha ovviamente risolto, né fornito prospettive incoraggianti. Con i lavoratori c’erano i sindacalisti della Fp-Cgil. La stessa Commissione, in precedenza, aveva dato parere favorevole al progetto del consigliere Giancarlo Della Pelle sugli spazi per i graffiti – in modo da «diseducare» i vandali che sporcano muri e palazzi della città – con il contributo dell’assessore alla Cultura Sabrina Di Cosimo.
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