Verdecchia: il Pd con me spazzava via la destra

L’avvocato da quasi 300 voti, fuoriuscito dal partito, invia una lettera a Zingaretti «Fina e Piacente facciano un passo indietro, il fallimento grida vendetta»
AVEZZANO. Il nuovo Pd vincente? Una narrazione «non veritiera» per l’ex assessore all’Ambiente, Roberto Verdecchia, fuoriuscito dal partito per la controversa partita che ha portato i Dem alla corte del civico Mario Babbo, giunto terzo alle amministrative e fuori dalla sfida finale per la conquista del Palazzo di città. «Visti i risultati del tanto sbandierato rinnovamento che doveva segnare il rilancio del Pd in città», attacca Verdecchia, ancora col dente avvelenato per lo sgarro (era stato inizialmente indicato come candidato a sindaco), «coloro che hanno orchestrato l’operazione dovrebbero fare solo ammenda e, anziché provare a gridare vittoria e appuntarsi le medaglie sul petto, fare il classico passo indietro: la decisione pilotata, in particolare dai segretari regionale e provinciale, Michele Fina e Francesco Piacente, possiamo dirlo senza paura di smentita, è stata un vero e proprio fallimento. Che grida vendetta, poiché ha buttato alle ortiche un patrimonio politico frutto di anni di serio lavoro sul campo di persone che ci hanno messo la faccia».
Col nuovo corso, infatti, il Pd, che nel 2017 portò in consiglio Verdecchia e Domenico Di Berardino (anche lui fuori dal partito, candidato con “Avezzano al centro”) ha raccolto 1.046 voti nelle 46 sezioni scrutinate, superato da “Riformisti per Az” (1.164 voti, il 5,17%), dove si è accasato, per ora, l’ex assessore. «Il fatto che una lista messa su in un paio di mesi o meno ha conquistato più voti del Partito democratico», aggiunge Verdecchia, «una domanda nasce spontanea: ma come fanno a parlare di un successo se i numeri indicano tutt’altro? Sicuramente per cercare di nascondere un vero e proprio flop. Il Partito democratico che sta portando avanti il governo con serietà ed equilibrio per portare l’Italia fuori dal pantano e contrastare l’orda populista degli urlatori, merita di meglio: Fina e Piacente prendano atto della loro inadeguatezza politica e facciano un passo indietro». L’accusa di Verdecchia, però, che in questa tornata amministrativa finora ha ottenuto 274 voti in 46 sezioni, ed è il primo della lista, eletto sia in caso di vittoria che di sconfitta, non si ferma qui. «Se invece di fare i giochetti, pensando di poter usare le persone a loro piacimento, avessero agito con chiarezza e trasparenza nella partita per le alleanze e la scelta del candidato a sindaco», spiega, «in questa tornata elettorale avremmo potuto fare veramente la storia di Avezzano, mettendo la destra all’angolo, completamente fuori dalla partita del ballottaggio. E non con le chiacchiere ma sulla base dei numeri: la coalizione di Babbo non è arrivata al ballottaggio con il centrodestra per 222 voti di differenza, mentre quelli ottenuti dal sottoscritto sfiorano i 300. Non ci vuole molto, quindi, a capire da subito che cosa poteva succedere se invece di brigare sottotraccia si parlava apertamente per cercare un’intesa».
La partita, comunque, non sembra destinata a finire qui per l’ex assessore che, dopo lo scontro con Fina e Piacente culminato col suo passo di lato, ha scritto a Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd, affinché «valuti l’operato del segretario regionale», ritenuto uno dei registi dell’operazione. «Lo spiacevole episodio verificatosi manu militari da parte di Fina» scrisse l’avvocato Verdecchia, in occasione dello strappo, «ritengo debba far riflettere sul perché il nostro partito in alcune parti della penisola non ha i consensi come quelli nazionali. Non chiedo provvedimenti nei confronti di costui, ma un’attenta riflessione da parte degli organismi superiori al riguardo delle persone che dovrebbero amministrare al meglio le dinamiche territoriali locali, visto che l’immobilismo e l’apporto verso la costituzione di una lista a oggi è praticamente risultato pari a zero».
Ora, conti alla mano, Verdecchia prepara il contrattacco per una «riorganizzazione vera del centrosinistra moderato», a partire, però, dalle «dimissioni di Fina e Piacente». (m.s.)

