Via alla demolizione del Teatro tenda da 10 miliardi di lire

L’atto finale: al suo posto arriva il polo scolastico di Paganica Ecco la ricostruzione di quanto accaduto dal 1994 a oggi
L’AQUILA. Il sindaco Pierluigi Biondi, con un decreto, ha approvato il progetto esecutivo per la demolizione dei fabbricati Teatro tenda Paganica al cui posto sorgerà un polo scolastico (infanzia, elementare e media). Con lo stesso decreto è stato avviato l’iter per affidare, con procedura negoziata, l’appalto dei lavori «individuando quale criterio di aggiudicazione quello del minor prezzo». La base di gara è 995.235 euro. Più di venti anni fa per costruire il Teatro tenda di Paganica, mai utilizzato, furono spesi quasi 10 miliardi di lire.
LA STORIA
Nel 1994, dopo una serie di sconquassi politico-giudiziari, viene eletto sindaco dell’Aquila (la prima elezione diretta) Antonio Centi che per 4 anni guiderà una giunta di centrosinistra. Uno dei problemi più grossi che il neo primo cittadino si trova ad affrontare è quello di realizzare una discarica che L’Aquila non ha (si era passati dall’inceneritore di Onna negli anni Settanta, al deposito di rifiuti dentro il cimitero cittadino). Dopo una serie di localizzazioni bocciate si decise che il posto giusto fosse un colle fra Paganica e San Gregorio identificato come Monte Manicola. A Paganica e San Gregorio cominciò a serpeggiare il malumore per tale scelta, malumore che ben presto si trasformò in protesta.
LA PROTESTA
La “battaglia” degli abitanti di Paganica (e paesi limitrofi) contro la discarica a Monte Manicola scoppiò fra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera del 1998. La protesta si andò a incrociare con la campagna elettorale per il rinnovo dell’amministrazione comunale. Fu in quel contesto (discarica sì, discarica no) che venne fuori il progetto di realizzare a Paganica un Teatro tenda che avrebbe dovuto qualificare Paganica dal punto di vista sociale e culturale (con concerti, congressi nazionali di ogni tipo, mega iniziative ricreative) ma che, da chi protestava, fu inteso come un “contentino” per far “passare” la realizzazione della discarica nei pressi di Paganica e San Gregorio. La progettazione del centro polifunzionale era stata infatti avviata nel 1996, lo stesso anno in cui il consiglio comunale aveva dato il via libera all’impianto rifiuti di Monte Manicola. Si trattava di un Teatro tenda da 2.200 posti a sedere, un edificio destinato ai servizi e uno spazio all’aperto di 1.200 metri quadrati.
ARRIVA TEMPESTA
A Palazzo Margherita nel giugno del 1998 si insedia Biagio Tempesta (centrodestra) che ai paganichesi, nei giorni della protesta, aveva promesso che la discarica non si sarebbe fatta a Monte Manicola (promessa mantenuta), ma in altro luogo del Comune (promessa non mantenuta). L’Aquila continua a non avere una “sua” discarica e i rifiuti vengono portati altrove.
TEMPESTA PROFETICO
In un’intervista che Tempesta concesse nel 2002 a “L’Albero”, periodico della parrocchia di Paganica, così rispose alla domanda sul destino futuro del Teatro tenda (la frase riletta oggi appare profetica): «A Paganica c’è il dramma di questo grande monumento che rischia di diventare una voragine mangia-soldi dal momento che non risponde alle esigenze del mercato aquilano. Purtroppo la legge della continuità amministrativa ci ha obbligati a portare a termine i lavori che erano stati già intrapresi però, personalmente, ritengo che il centro sarà difficilmente utilizzabile».
DOPO IL TERREMOTO
Dopo il sisma del 2009, anche per la mancanza di strutture pubbliche “la cattedrale nel deserto” di Paganica torna di attualità. Nei mesi dell’emergenza viene utilizzata come ricovero dei mezzi di soccorso. Nel 2012 si apre un dibattito pubblico grazie a un organismo autocostituito “Un consiglio per Paganica”. Se ne parla anche all’interno di un’altra associazione “Salviamo Paganica”. Tante le proposte per il riutilizzo: dare tutto all’Università per un campus, farlo gestire da un Ente fiera, farne un centro sportivo o un luogo per mega-concerti. Spuntò anche una parola che inizialmente sembrò provocatoria: demolizione. Qualcuno infatti aveva fatto i calcoli della “serva”: la gestione sarebbe costata un occhio della testa e nessuno sarebbe stato in grado di coprire le spese e tantomeno guadagnarci.
LA RISTRUTTURAZIONE
Senza avere idee concrete sul che fare, il Comune nel 2015 accetta una donazione, di quasi due milioni di euro, dalle organizzazioni sindacali per avviare i lavori di ristrutturazione. Il 7 novembre 2015 il sindaco Massimo Cialente (centrosinistra) diffonde un comunicato stampa: “Rendo noto con soddisfazione che è pronto il progetto di ristrutturazione del Centro polifunzionale di Paganica, altrimenti noto come Teatro tenda. Spero che a primavera possano partire i lavori». Inutile dire che il cantiere non è stato mai avviato.
ARRIVA BIONDI
Nel giugno 2017 a Palazzo Margherita arriva Pierluigi Biondi, esponente del centrodestra. Il 19 ottobre 2017, in una nota dell’ufficio stampa del Comune, si legge: “L’impegno per la massima priorità alla realizzazione delle opere per il recupero del Teatro tenda di Paganica è stato promesso quest’oggi dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, incontrando i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil che hanno chiesto certezze su tempi e modalità di utilizzo della somma di 1,8 milioni raccolti dopo il sisma per i lavori al centro polifunzionale di Paganica».
LA DEMOLIZIONE
Ma le cose poco tempo dopo cambiano. La parola demolizione viene “sdoganata” tanto che nel 2018 se ne comincia a discutere pubblicamente. L’Amministrazione per i beni di uso civico di Paganica e San Gregorio reagisce con veemenza e nel dicembre 2018 scrive una lettera a Biondi manifestando il disappunto: «La invitiamo al più presto a presenziare a un’assemblea cittadina al riguardo, a lei la scelta della data e l’ora». Ma non accadde nulla.
SOLDI SPRECATI
Fra qualche settimana ci sarà la demolizione. Costo un milione di euro per realizzare poi il Polo scolastico per il quale fondi e progetti già ci sono. Per i dieci miliardi di vecchie lire spesi nel 1998 nessuno “pagherà”. Quel Teatro tenda resterà un esempio “di scuola” di come si sprecano soldi pubblici.

