Via D’Annunzio «Un processo da fissare»
L’AQUILA. Alcune tra le parti civili del processo sul crollo di via D’Annunzio, dove sono morte 13 persone, sollecitano la fissazione del giudizio di appello. Il fascicolo, per la verità, fino a...
L’AQUILA. Alcune tra le parti civili del processo sul crollo di via D’Annunzio, dove sono morte 13 persone, sollecitano la fissazione del giudizio di appello. Il fascicolo, per la verità, fino a pochi giorni fa era ancora in tribunale in attesa di essere trasmesso in appello.
Tuttavia il primo grado è stato celebrato e si è concluso con la condanna dei due imputati per i quali sono stati già presentati dei ricorsi per ottenere l’assoluzione. Si tratta dell’ingegnere Fabrizio Cimino (che fece i restauri) e dell’imprenditore Filippo Impicciatore, i quali sono stati giudicati in due procedimenti diversi. La posizione di Impicciatore, che edificò il palazzo nel 1961, è anomala. Si tratta di un uomo di oltre 80 anni che si troverebbe da decenni in Sudamerica ma di lui non si hanno notizie e la notifica si è data per fatta ma nessuna consegna a mano è stata mai effettuata. Di lui non si ha alcun certificato di morte ma nemmeno si hanno prove della sua esistenza. Qualcuno ipotizza che potrebbe essere egli stesso a non farsi trovare al fine di rallentare gli esiti del procedimento che comunque non sembra ragionevolmente avviarsi verso la prescrizione.
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