Via Sallustio, tanti palazzi ancora fermi dopo 10 anni

La metà degli edifici è ancora da abbattere, i progetti sono al primo stadio. L’Ater prepara un concorso di idee
L’AQUILA. Progetti presentati, ma fermi per chiarimenti di varia natura oppure al primo step della scheda parametrica. O, come nel caso dell’Ater – progetto pubblico – per un concorso di idee su cosa si vuole fare dell’edificio, posto in una strada importante.
Si sta parlando del tratto del centro storico che va da piazza Fontesecco a via Sallustio, dove la ricostruzione in questi quasi undici anni dal terremoto del 6 Aprile 2009, non è mai decollata. Soltanto la parte alta di via Sallustio (da via Camponeschi in su) è praticamente terminata. Da via Camponeschi in giù, fino a piazza Fontesecco, i cantieri non riescono a vedere la luce.
Ma andiamo per ordine.
PALAZZI DA ABBATTERE. Dall’inizio di via Sallustio – incrocio con via Sassa, via Buccio di Ranallo – fino a via Camponeschi, nella parte destra sono previsti interventi di sostituzione edilizia, con gli edifici tutti da demolire.
«Si tratta di edifici privati, ma anche pubblici», sottolinea l’assessore alla Ricostruzione, Vittorio Fabrizi, «come il palazzo dell’Ater. L’Azienda sta preparando un concorso di idee, per un progetto qualificato e qualificante, visto che il palazzo, molto grande, si trova in una zona importante della città, del centro storico. E l’Ater non vuole ricostruire “case popolari”, ma qualcosa di speciale dal punto di vista architettonico».
ALTRI ANNI. Questo, però, significa che passeranno altri anni da quando ci sarà il progetto per la demolizione e la ricostruzione. L’edificio è quello – di notevoli dimensioni – compreso tra l’ex area dove sorgeva una stazione di servizio di carburanti prima del terremoto del 2009, proprio davanti a Palazzo Gaglioffi – in quest’ultimo edificio, vincolato dai Beni culturali, la ristrutturazione edilizia è cominciata da qualche mese – e l’edificio delle suore dell’Istituto Ferrari. Anche quest’ultimo, a sua volta, dovrà essere demolito.
EDIFICI E INCOGNITE. Nulla è dato sapere, invece, per quanto riguarda i palazzi che ospitavano gli uffici postali di via Sallustio e l’ex Upim, quest’ultimo di proprietà dei Gesuiti. Il palazzo confinante con quest’ultimo è stato abbattuto un anno fa, ma ora è tutto fermo, i lavori non vanno avanti, perché c’è un muro di confine che deve essere messo in sicurezza e, nonostante i solleciti da parte dei proprietari degli immobili che devono essere ricostruiti, nulla ancora si muove. Si è parlato di settembre scorso, come data di riavvio del cantiere, ma settembre è passato e nulla si è mosso.
«Non si capisce perché si ritarda così tanto a intervenire», sostiene Luca Sette, uno dei proprietari che da tempo sta sollecitando la ripresa dei lavori, «per noi si tratta anche di un danno economico non indifferente».

