Via XX Settembre case “bombardate” ancora in piedi

28 Gennaio 2016

Il progetto d’iniziativa privata per la piazza non decolla I cittadini: «Ridateci le abitazioni, intervenga il governo»

L’AQUILA. E meno male che era un’area a breve. Per farla breve, sono sette anni che i palazzi bombardati stile-Kabul si mostrano agli occhi degli aquilani e dei visitatori proprio di fronte al tribunale. Le case sono ancora lì, la piazza non si vede. E i residenti si scontrano con una realtà complessa, difficile da fronteggiare quando ormai affiora la stanchezza di una situazione di stallo che pare senza uscita.

Il progetto di riqualificazione dell’area denominata Banca d’Italia-via XX Settembre, inserita nel piano strategico dell’Aquila del novembre 2012 come “progetto strategico di iniziativa privata”, sta andando avanti con enormi difficoltà. Alla demolizione del vecchio palazzo dell’Anas non è seguita quella degli immobili di via Fonte Preturo. Una situazione a dir poco paradossale. Sullo striscione affisso a uno dei balconi per la “demolizione e ricostruzione”, si legge la data del 30 luglio 2015 indicata come avvio dei lavori di demolizione. Data ampiamente superata. E la fine, indicata al 29 luglio 2017, sembra essere una chimera.

Le assemblee di condominio, racconta chi vi partecipa, sono sempre una battaglia. Così, 25 famiglie stanno conducendo una personale contesa con il Moloch delle istituzioni, dei tecnici e delle imprese, col rischio di dover pagare un prezzo troppo alto.

«Vogliono farci pagare la piazza, ma noi non ci stiamo e ci opporremo con tutte le forze», racconta Antonio Congeduti, caposcala C di via Fonte Preturo, il quale, insieme ad altri residenti, arriva a evocare un commissario per cercare di risolvere la situazione. «Il Comune deve assumere le sue responsabilità e lasciar liberi i condòmini-proprietari di ricostruire per poter riabitare le loro case. Oppure intervenga il governo a far valere i diritti sacrosanti dei cittadini terremotati».

La storia, per sommi capi, è la seguente. Il Comune inserisce il masterplan di via XX Settembre nei progetti delle aree a breve. In sintesi, il progetto prevede la demolizione degli edifici danneggiati dal terremoto e la ricostruzione, con riqualificazione dell’intera area mediante l’inserimento di spazi pubblici di relazione, parcheggi, spazi commerciali e verde pubblico. Contestualmente, si prevede che i proprietari cedano al Comune un terreno ai fini della realizzazione della piazza. «Ma il Comune, ora», attacca Congeduti, «chiede che la piazza venga costruita a spese dei cittadini proprietari terremotati. Eppure, un decreto dell’ufficio speciale riconosce i costi della costruzione di spazi pubblici. Il terreno viene regalato, il progetto viene regalato, forse anche la relazione geologica, e allora cosa vuole il Comune da noi? Chiede una fideiussione a garanzia dei costi per la piazza e a tutto ciò condiziona il permesso a costruire? Perché non accetta che i lavori per la piazza vengano finanziati col decreto dell’ufficio speciale?». Tutte domande che non hanno trovato risposta. Quanto alle “premialità”, i residenti negano che siano effettivamente tali. Il nodo, ora, è la sottoscrizione della convenzione. La battaglia di carte bollate e richieste di accesso agli atti è appena all’inizio.

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