Viaggio nel Castello tra lavori e sorprese

Il cantiere svela i suoi tesori: scale murate, cappella e affreschi
L’AQUILA. Una scala angusta, ma completamente decorata, di cui è possibile leggere ancora immagini e colori, lo stemma dei Franchi scolpito su una pietra che doveva appartenere a un ricco portale, poi utilizzato come materiale di riempimento, la pavimentazione originale in ciottoli cinquecentesca, un pianerottolo ormai scomparso. Sono solo alcuni degli elementi emersi durante i lavori di restauro del Forte Spagnolo (nelle foto di Raniero Pizzi) in grado di riscrivere la storia del monumento più imponente della città. A svelare i segreti del “Castello”, come amano chiamarlo gli aquilani, è il direttore dei lavori e soprintendente ai beni culturali ad interim, Antonio Di Stefano, alla vigilia del completamento del primo di tre lotti di opere. L’attento lavoro di ristrutturazione, che ha preso il via nel 2012, ha comportato scelte innovative, interventi di finitura e impiantistici, interventi di consolidamento e strutturali, opere di pulitura delle superfici lapidee esterne e di restauro delle facciate. «Un impegno molto gravoso», come spiega Di Stefano, «che ci ha però regalato anche grandi soddisfazioni».
SORPRESE. A riservare maggiori sorprese, durante i lavori, è stato il piano terra del forte, dove si trovava una piccola cappella ad uso del Castello. «In primo luogo abbiamo rinvenuto la nicchia che doveva ospitare uno dei quadri conservati nel museo, di cui precedentemente non si conosceva la collocazione», spiega Di Stefano. «È stata poi trovata, sotto quello che era diventato il piano di calpestio, la pavimentazione cinquecentesca in ciottoli, originale, coperta da una pavimentazione più recente». Ma ad attirare l’attenzione dei tecnici è stata soprattutto una nicchia decorata che metteva in comunicazione, attraverso una scala, la stessa cappella con le stanze superiori riservate al Capitano, le uniche di tutta la struttura decorate con un cassettonato ligneo dipinto con i ritratti di Carlo V e Filippo II. La scala, che nei secoli successivi alla sua realizzazione era stata murata, dava la possibilità al Capitano di assistere da un pianerottolo di legno alle funzioni religiose, che si svolgevano all’interno della cappella del Castello, senza scendere nel cortile. «Le pareti intorno alla scala erano completamente decorate», spiega Di Stefano. «Abbiamo trovato le tracce della struttura sul muro, mentre gli affreschi sono ancora ben leggibili». Sempre al piano terra, all’interno della muratura sono stati rinvenuti blocchi di pietre scolpite. «Dovevano comporre un ricco portale quattrocentesco», spiega l’architetto. Su uno di essi è ancora visibile uno stemma. «Si tratta di quello dei Franchi», continua. «Il portale doveva appartenere a un palazzo demolito ed essere stato riutilizzato come riempimento, all’interno della muratura. Il ritrovamento è stato possibile grazie alla rimozione di un intonaco relativamente recente».
TRAVE METALLICA PIATTA. Negli anni, prima in fase progettuale e poi in fase esecutiva, sono stati numerosi i nodi da risolvere e le soluzioni messe in campo. Una delle ambiguità progettuali maggiori riguardava il piano sopraelevato, dove un setto murario era in falso rispetto a quello del piano sottostante, poggiando sulla volta, e non in linea con altri setti. «Per recuperare la situazione è stata appesa, per così dire, la muratura di due livelli con due piatti in acciaio ancorandola sul setto centrale e su quello del fronte fossato», spiega Di Stefano. «L’altra problematica è stata risolta con un intervento molto innovativo, realizzando una trave reticolare piatta, direttamente in cantiere, che ripartisce il carico delle tensioni a supporto delle catene inserite per evitare che il disallineamento tra pilastri e muratura interna possa creare problemi alla struttura». COLLARE DI ACCIAIO. Particolarmente complesso anche l’intervento sui pilastri del piano terra. «È stato inizialmente eseguito il puntellamento e smontato un pilastro alla volta», spiega l’architetto. «Abbiamo deciso di realizzare un collare di acciaio intorno alla cornice che ci permettesse, attraverso dei puntelli ad alta portanza, di smontare in sicurezza i pilastri stessi, tagliati in prossimità della base dall’azione sismica, per consolidarne l’interno, realizzato in muratura a sacco. Infine, le pietre di rivestimento sono state rimontate con zanche in acciaio che le ancorano tra loro e al nucleo centrale. Sul laterale dei pilastri sono stati inseriti, sempre nel nucleo centrale, dei piatti verticali che corrono su tutta la superficie. In tal modo si può dire che sia stato come impacchettato il cuore, la parte debole, dei pilastri. Questo intervento ci ha permesso di recuperare una parte della loro inclinazione, che resta tuttavia ancora evidente».
IL SOPPALCO. L’ultimo livello è stato oggetto di intervento di ricostruzione quasi totale, a causa dei diffusi crolli. Per ampliare e migliorare gli spazi espositivi che saranno a uso del Museo nazionale d’Abruzzo è stata realizzata una scala d’acciaio che conduce a un piano elevato, quasi un soppalco. «Ora l’ambiente è meno claustrofobico rispetto al passato», conclude Di Stefano. «Per questi spazi abbiamo previsto una climatizzazione adeguata all’uso che bisognerà farne, con possibilità di raffrescamento e riscaldamento».
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