Vietato il funerale show dei rom La polizia: motivi d’ordine pubblico

Niente carrozza coi cavalli e banda al seguito per l’ultimo saluto al capostipite dei Di Rocco I familiari protestano: «Decisione anacronistica in un periodo storico in cui si cerca l’integrazione»
SULMONA. Niente carrozza con i cavalli ma un normale corteo funebre, senza banda al seguito e su un percorso disegnato per evitare il centro cittadino. Sono le disposizioni imposte ieri dal questore dell’Aquila, Orazio D’Anna, a una famiglia rom per i funerali di un loro congiunto. Niente funerale tradizionale, dunque, nello stile rom.
Un divieto che ha lasciato l’amaro in bocca alla comunità locale rom, ma anche a numerosi sulmonesi che, ieri mattina, nel piazzale della chiesa di San Giovanni Evangelista, dove si sono svolte le esequie, non hanno nascosto il disappunto per una misura apparsa eccessiva nei confronti del defunto Arcangelo Di Rocco, 88 anni, conosciuto in città come «tranquillo commerciante di cavalli».
L’uomo, infatti, non aveva mai avuto pendenze con la giustizia.
«Fin da ragazzo aveva con i propri familiari coltivato la sua passione per i cavalli», rivela uno dei parenti, «e tradire una delle sue volontà è stata una decisione incomprensibile che ci lascia basiti. Anche perché il corteo con il carro funebre trainato dai cavalli non avrebbe costituito alcun pericolo e disturbo o violazione dell’ordine pubblico ma solo il rispetto di una tradizione secolare».
Nel divieto il questore ha spiegato che «il trasporto della salma in forma pubblica e solenne avrebbe potuto ingenerare nella cittadinanza forme di tensione, preoccupazione e dissenso con possibili turbative dell’ordine pubblico e pregiudizio per la sicurezza pubblica».
Inoltre, lo stesso questore sottolinea che «il corteo solenne avrebbe potuto dare adito alla spettacolarizzazione dell’evento con effetti negativi sulla comunità locale e sull’ordine pubblico».
Un divieto che fa riferimento esplicito a un regio decreto del 1940, epoca di regime fascista e quindi anacronistico, secondo i partecipanti al funerale, rispetto all’integrazione ormai consolidata, soprattutto nella comunità sulmonese, con i rom stanziali che da oltre 300 anni si sono stabiliti nel capoluogo peligno. Tant’è che lo stesso nipote di Arcangelo Di Rocco, Franco, già da tre anni è stato eletto consigliere comunale, contribuendo attivamente, come componente di maggioranza, alle scelte amministrative del Comune di Sulmona. A far rispettare le disposizioni del questore era presente un buon numero di poliziotti, con rinforzi fatti giungere anche da Pescara, coordinati dalla dirigente del commissariato di Sulmona, Francesca La Chioma.
«In un momento storico in cui da più parti si fa riferimento alla necessità di creare condizioni di integrazione e accoglienza», fa notare uno dei parenti, «la decisione del questore è apparsa ancor più anacronistica».
Nei giorni scorsi lo stesso questore era stato al centro delle rimostranze del comitato No Hub della Snam per aver vietato perfino la piantumazione di un albero di mele che gli ambientalisti volevano, simbolicamente collocare sul terreno dove, secondo i progetti della Snam, dovrebbe sorgere la centrale a servizio del metanodotto Brindisi-Minerbio.
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