Villa Santa Lucia. Rosari in coro e tisane al bar. Viaggio nel paese che vanta il più alto tasso di pensionati

Sono quattro i bambini residenti, zero ventenni: il resto si gode la montagna. Il locale Tagliavè all’ingresso dell’abitato funge da ristorante, b&b e panetteria
VILLA SANTA LUCIA DEGLI ABRUZZI
Quattro bambini di età compresa tra gli 8 e i 13 anni, nessun ventenne e un esercito di persone non più giovanissime che hanno scelto di godersi la meritata pensione alle pendici meridionali del Gran Sasso. La demografia di Villa Santa Lucia degli Abruzzi, un’ottantina di residenti in tutto, non mente. E anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze pare essersene accorto, tanto da certificare l’ormai indiscusso primato del piccolo borgo incastonato nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, tra quelli con la più alta percentuale di pensionati. Quanto basta, insomma, per prendere su e partire dall’Aquila, così da fare la conta di girelli, dentiere e cantieri della ricostruzione, luoghi d’attrazione per eccellenza di ogni pensionato che si rispetti.
il viaggio
Un’ora e un quarto di viaggio lungo la statale 17, poi sulla strada provinciale 153, rigorosamente in scia ai camion e ai mezzi pesanti, sempre pronti a stagliarsi in corrispondenza di un tratto a striscia continua. Tanto che, vista l’andatura obbligata, per un attimo viene pure il dubbio che il reportage sul paese col più alto tasso di pensionati riesca ad andare in stampa in tempo per la mia di pensione. Poi, però, finalmente, le immancabili curve a gomito, tutte puntellate da pareti e speroni rocciosi, di quelli che vien da chiedersi se ci si trovi ancora in Abruzzo o già nel Wyoming. Infine un rettilineo e un cartello a bordo strada recante la scritta “Benvenuti a Villa Santa Lucia degli Abruzzi”, senza però alcun riferimento agli acciacchi tipici dell’età dei suoi abitanti.
IL BAR DEL PAESE
E da dove cominciare la “caccia agli anziani” se non dal bar del paese? Dopotutto è quello in cui ci si imbatte appena arrivati. Solo che quando si varca la soglia, a colpire non è un torneo di tre sette, di ramino o di scopone scientifico con tanto di fiasco di vino a metà e i bicchieri pieni. Quanto piuttosto un viavai di persone con accento diverso – anche straniero – tra cui parecchi motociclisti. E al tavolo, invece di quattro ottuagenari pronti a inalberarsi per un sette bello giocato anzitempo, ci sono cinque adolescenti a fare colazione. Al bancone, invece, una famiglia di Ferrara che quest’anno ha scelto di visitare l’Abruzzo partendo proprio dal Parco nazionale, pronti a proseguire per la costa dei Trabocchi. Poi due sorelle di Roma (zona Porta Pia) e una famiglia di tedeschi.
«Non lasciarti ingannare, siamo in agosto, ci sono i turisti», spiega Raffaella Pierangelo, la titolare di “Tagliavè”, bar-ristorante-affittacamere-emporio- e pure panetteria, una volta che le si chiede: «Scusi ma gli anziani dove li avete nascosti?». «Noi qui facciamo anche i panini», aggiunge, «ma da quando l’unico forno in paese ha chiuso i battenti compriamo sempre di più di quello che ci servirebbe, perché anche i compaesani ne hanno bisogno. Purtroppo qui paghiamo lo scotto di vivere in un comune evidentemente “meno prestigioso” rispetto ai vicini Castel del Monte o Santo Stefano di Sessanio e non c’è verso di dirottare i fornitori anche dalle nostre parti. Così siamo noi a doverci organizzare con i nostri mezzi per reperire quanto possa servire anche agli altri. La cosa che mi preme sottolineare», dice, «è che il turismo è importante, ma non vogliamo e non possiamo vivere solo di quello. Non ci servono fondi europei che poi si sa, vengono dispersi in tante opere vuote incapaci di incidere sui livelli di vivibilità. Noi vogliamo il giusto grado di sostenibilità in modo da permettere a chi vive in paese tutto l’anno di restarci. Così che anche il turista possa trovare un paese vivo. Non ci interessa il turismo di massa dei grandi eventi mordi e fuggi che lasciano il tempo che trovano, vogliamo essere scelti per quelli che già siamo e che vogliamo continuare a essere».
OK, MA I PENSIONATI?
Niente forno, niente farmacia, niente scuole, niente alimentari. In compenso in paese si contano ben sei strutture ricettive, diversi musei – tra cui quello del lupo e della pastorizia nella vicina frazione di Carrufo gestito da Stefano Mucciante, ex metalmeccanico di 71 anni, oggi in pensione – ben due campi da padel e uno di bocce, più un campo da calcetto. Tutti vuoti. Così la domanda torna: «Ma quindi i pensionati che fanno da queste parti?». A rispondere ci pensa così Anna Maria Marini, cinquant’anni passati a Pescara nel settore della logistica dopo un’infanzia trascorsa proprio a Villa Santa Lucia. Quindi la pensione e la decisione di tornare lì dove tutto era cominciato. «Non potevo fare scelta migliore», dice senza ripensamenti. «Sarà che mi sono dedicata anima e corpo al mio lavoro per oltre mezzo secolo, fatto sta che quando ho rimesso piede da queste parti è come se mi fossi riconnessa a qualcosa che avevo lasciato in sospeso. A Pescara non conoscevo neanche i miei dirimpettai; qui invece ho rivisto tutte le amiche con cui giocavo da bambina. E non si può spiegare la sensazione di rivedere i fiori che coglievo da piccola nello stesso punto in cui crescono ancora oggi. Così come quando ho notato che avevano tagliato l’albero al bivio di Carrufo: ero inc...a nera. Quell’albero era già lì quando sono nata». E sui luoghi d’incontro di chi ha scelto Villa Santa Lucia per la pensione dice di essersi aggiornata: «Abbiamo un gruppo whatsapp che si chiama “Ve’ i bivete quele che te rengerche” (Vieni e bevi quello che vuoi, ndr), così tutti i pomeriggi chi vuole ci scrive e ci prendiamo una bella tisana tutti insieme. Così come capita di darci appuntamento per il rosario in una delle chiese del circondario. È così che ci incontriamo e passiamo il tempo insieme».
IL SIGNOR PASQUALINO
Anche se poi tutti insistono sempre sullo stesso nome: Pasqualino De Luca, classe 1937, che nella vita ha visto Villa Santa Lucia durante l’occupazione tedesca, ha lavorato nelle miniere di mezza Europa, è rimasto vittima di un grave incidente in bicicletta mentre andava a fare la spesa a Capestrano ed è pure “scappato” da una casa di riposo dove i familiari, nel frattempo trasferitisi a Roma, credevano potesse trovarsi meglio. E che invece si sono poi visti telefonare dalla direzione: «Venitevelo a riprendere, non lo reggiamo, vuole andare via, a casa sua». Così tocca andarselo a cercare in mezzo al paese, dove abita da solo, con i compaesani che si alternano sull’uscio della sua abitazione nel caso possa servirgli qualcosa.
ZERO REATI
Poi si torna al bar, sempre piuttosto affollato. E a un certo punto entrano pure i carabinieri di Castel del Monte. Così la domanda sorge spontanea: «Ma quanti delinquenti potranno mai esserci in mezzo a un’ottantina di pensionati?». E tutti concordano subito: «Ma qui mica c’è delinquenza. I carabinieri li conosciamo personalmente, vengono a sincerarsi delle nostre condizioni offrendo il loro supporto nel caso in cui qualcuno abbia bisogno. Pensa che abbiamo anche i loro numeri di telefono, così possiamo contattarli tempestivamente all’occorrenza, e loro arrivano subito».
E quel pugno di bambini come se la cavano da queste parti? A rispondere sono due mamme, entrambe entusiaste di far crescere i figli in mezzo alla natura, al netto dell’estrema carenza di servizi a tutti i livelli. «Sono una cosiddetta nomade digitale», dichiara Gianna Giardini. «Quindi dal punto di vista lavorativo non ho alcun problema. Sono un avvocato che opera all’estero nel settore della transizione energetica. Da Villa Santa Lucia comunico regolarmente con la Francia o la Svezia senza problemi. Mio marito poi gestisce alcune tartufaie qui vicino quindi non ci manca veramente niente. Per le mie figlie invece un ostacolo ha riguardato sicuramente la mancanza di scuole, tanto che le ho iscritte all’Aquila, perché sulla qualità della loro istruzione non si transige. Sotto questo punto di vista si può fare sicuramente di più». «Le difficoltà nel vivere qui ci sono, inutile nasconderlo. Fermo restando che amo questo posto, né mi sono pentita della scelta fatta», dice invece Francesca D’Anastasio, titolare di un b&b. «Quando però hai una figlia da crescere qui, tutto si complica. Mancano i collegamenti, soprattutto d’inverno. Poi non c’è una farmacia, che sembra una cosa banale, ma quando mi si sveglia in pieno inverno con la febbre alta e fuori nevica tocca prendere la macchina. Così come per tante attività extrascolastiche che non vorrei farle perdere. Resta comunque il fatto che d’estate la vedo andare a cavallo in mezzo alla natura invece che starsene in cameretta con lo smartphone in mano, come invece succede agli altri genitori».
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