Villini, stalle e baracche Ecco gli abusi nel Parco

Pescasseroli, il caso dopo l’atto intimidatorio contro l’uomo della legalità Per il presidente Carrara l’accaduto è un avvertimento nei confronti dell’Ente
PESCASSEROLI. Nel corso degli anni di abusi edilizi nell’area del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise se ne sono contati tanti. Un fenomeno che negli ultimi tempi si presenta in forte calo, con un meno 80 per cento frutto anche di un controllo più marcato del territorio. Negli ultimi 25 anni le costruzioni illegali nell’area protetta sono quasi tutte riconducibili a piccoli manufatti agricoli. Stalle, baracche, muri fatiscenti e manufatti di vario tipo. Ed è quanto resta di un calderone molto più ampio di irregolarità, abusi edilizi con il tempo condonati. L’ultimo villino è stato demolito nel 2018 nella Marsica, in località Cicerana. La Forestale e i guardiaparco, nel territorio ricompreso per la maggior parte in provincia dell’Aquila, hanno contato anche tanti mini-abusi: porte, finestre, vani e scale. La maggior parte sono all’interno del territorio di Pescasseroli, che è il paese che presenta il maggior numero di abusi edilizi. Ma solo perché è il centro più grande del Parco, uno dei più antichi d’Italia. Il problema forse è che negli ultimi anni il Parco non ha quasi mai eseguito la demolizione laddove il proprietario non ha rispettato l’ordinanza di abbattimento. Ora probabilmente le cose stanno cambiando e la nuova azione di riqualificazione del territorio desta qualche preoccupazione tra i trasgressori delle regole, tanto da spingere qualcuno a promuovere un’azione intimidatoria, nei confronti del funzionario Andrea Gennai, in corsa anche per il ruolo di direttore dell’Ente. Un’azione che si è materializzata con quella testa di agnello impalata sull’inferriata del Centro visite e con quel biglietto minaccioso rivolto al responsabile della repressione degli abusi edilizi commessi nell’area protetta. Per il presidente del Parco, Antonio Carrara, l’azione non è da interpretarsi esclusivamente come una minaccia ad personam ma come un avvertimento nei confronti dell’intero Ente. Un episodio inquietante sul quale sono in corso indagini da parte delle forze dell’ordine, coordinate dalla Procura di Sulmona. Intanto a Gennai continuano ad arrivare messaggi di solidarietà. «Contiamo su una forte risposta delle forze dell’ordine», l’appello di Federparchi, «e sull’attenzione delle istituzioni perché la difesa dell’ambiente inizia dal rispetto della legalità». Parole di condanna anche dal presidente del Cai Abruzzo, Gaetano Falcone: «Auspichiamo che gli uffici competenti individuino l’autore di un gesto così inquietante».
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