Villino Cimarosa, un restauro “congelato”

30 Agosto 2019

Sollecitate soluzioni e proposto lo spostamento della biblioteca per salvare 15mila libri dimenticati

Sono passati due mesi dalla caduta dell’amministrazione De Angelis e la città è attanagliata dai soliti problemi. Uno di questi è il Villino Cimarosa? Che fine ha fatto il progetto? Il 21 marzo 2019, nel corso di una conferenza stampa, a cui hanno partecipato sindaco, assessori, consiglieri del Comune, i vertici della Fondazione Carispaq, nelle persone del presidente, consiglieri di amministrazione, direttore generale, nonché i tecnici e i progettisti dello studio di fattibilità, venne annunciato in pompa magna il finanziamento di 600mila euro, da parte della Fondazione, per il restyling dello storico immobile, a condizione che l’opera venisse realizzata entro l’estate del 2020. Dottor Mauro Passerotti a che punto è la pratica del recupero dello storico Villino Cimarosa? Forse era più urgente intervenire su piazza del Mercato. Dove tigli e platani dovevano essere abbattuti, urgentemente, perché dopo novantanni di storia erano diventati inutili e pericolosi. Ebbene anche il Villino Cimarosa sta cadendo a pezzi ed è diventato un rudere in abbandono, luogo di conquista di disperati, di senzatetto, rifugio di microcriminalità. Il Villino Cimarosa si chiama così perché si trova su via Domenico Cimarosa, musicista napoletano dell’Ottocento. La strada è senza sbocco e costeggia la chiesa Madonna del Passo del popoloso quartiere di Borgo Pineta. Il Villino, sin dal 1916, era sede dell’Ufficio magazzino del Genio militare, al servizio del Campo di concentramento, che durante la Prima guerra mondiale “ospitava” i prigionieri austro-ungarici. Durante la Seconda guerra mondiale è stato sede del Comando tedesco, del ripristinato Campo di concentramento dove si trovavano prigionieri indiani, pakistani e neozelandesi.
Il Villino Cimarosa, se verrà ristrutturato, rimarrà di proprietà del Comune di Avezzano, mentre la Fondazione Carispaq ne avrà il comodato d'uso gratuito: diventerà centro di interesse culturale e museo della memoria. E perché, caro dottor Passerotti, non potrebbe diventare – finalmente – la nova sede della Biblioteca comunale, che è chiusa e abbandonata al piano terra del Palazzaccio, dove “dormono” da più di venti anni 15.000 volumi di grande pregio?
(* giornalista)
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