Vince al calcioscommesse, in 5 lo rapinano

Scattano gli arresti per i connazionali del 25enne: il colpo aveva fruttato 5.500 euro. Un indagato legato alla mafia nigeriana
L’AQUILA . Quei soldi per lui, un rifugiato arrivato dalla Nigeria, erano una boccata d’ossigeno. Un colpo di fortuna, con una giocata in una sala scommesse, che gli aveva fruttato 5.500 euro con cui ridurre almeno per un po’ i disagi della sua condizioni. La puntata vincente, però, non è passata inosservata a un gruppo di suoi connazionali. Hanno aspettato che riscuotesse una parte della somma vinta, circa duemila euro, e gli hanno teso un agguato. La vittima, un 25enne, è stato così picchiato e derubato. Ha trovato però il coraggio e la forza di rivolgersi alla polizia che, tramite la Procura e grazie anche a un altro nigeriano testimone della rapina, ha ottenuto l’ordine di arresto per i cinque aggressori.
BOTTE E MINACCE. A organizzare il piano, secondo l’accusa, è stato Israel Ben Esezobor, 23enne, che aveva assistito alla vincita e insieme a due dei complici ha teso la trappola. I tre hanno accerchiato il malcapitato con in tasca il denaro appena riscosso e l’ha malmenato. Per farsi consegnare il denaro il capo della banda ha minacciato la vittima di ulteriori e peggiori conseguenze determinate anche dalla sua appartenenza a Black Axe, clan della mafia nigeriana la cui articolazione in Italia è stata nelle settimane scorse smantellata con un’operazione partita proprio dall’Aquila. Esezobor in effetti risulta tra gli indagati nell’inchiesta della squadra mobile sfociata in 30 arresti per associazione a delinquere finalizzata a oltre cento capi d’imputazione in gran parte relativi a truffe online. In questo caso l’organizzazione criminale è stata usata come rafforzativo all’aggressione. L’arrestato, infatti, avrebbe detto alla vittima di agire per conto del «capo dei neri» il boss del clan mafioso che, prima di finire in carcere, risiedeva in città.
IL TESTIMONE. Nel mirino dei malviventi è finito anche un amico dell’aggredito che aveva assistito alla rapina, tentando di difendere la vittima. Altri due componenti della banda lo hanno raggiunto a casa, picchiandolo, rompendogli una bottiglia in testa e minacciandolo con un coltello per indurlo a non parlare. È stato il giovane rapinato, però, a rompere il silenzio. Dopo giorni di paura ha incrociato di nuovo gli aggressori sul piazzale davanti al centro commerciale “La Meridiana” e ha deciso di chiamare la polizia. Dopo un primo intervento della Volante, le indagini sono state portate avanti dalla squadra mobile guidata da Danilo Di Laura che ha ricostruito tutti i passaggi della vicenda, facendo scattare i provvedimenti da parte della Procura.
GLI ARRESTI. Su richiesta del pm Simonetta Ciccarelli, il gip ha firmato l’ordine d’arresto nei confronti dei cinque nigeriani. Insieme all’organizzatore della rapina in carcere sono finiti Difference Akpasubi, di 27 anni, e Ayemie Ejime, 28enne. Sono in corso le ricerche degli altri due appartenenti alla banda risultati irreperibili al momento dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare. Per tutti le accuse sono di lesioni e rapina aggravata.
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