Violentata dal branco a 13 anni Compagni di classe condannati

Tre giovani sconteranno 36 mesi di reclusione ciascuno, un assolto e messa alla prova per un quinto Gli abusi (anche psicologici) fino al 2013: sono emersi durante un incontro tra alunni e carabinieri
AVEZZANO. Sono stati condannati dal tribunale per i minorenni a 3 anni di reclusione ciascuno per violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazzina di 13 anni, loro compagna di classe. Si tratta di tre giovani che all’età di 14 e 15 anni – all’epoca dei fatti contestati – furono accusati di aver abusato di una ragazzina.
Dei cinque imputati uno è stato assolto e uno ha ottenuto la messa alla prova.
Gli episodi risalgono all’estate 2011 e sono andati avanti fino a quella del 2013, ma si sarebbero intensificati in sei mesi, tutti nel 2013.
Gli studenti, residenti tra Avezzano e alcuni paesi del circondario, secondo l’accusa, hanno usato violenze fisiche e psicologiche nei confronti della 13enne.
I cinque ragazzi (un sesto era stato dichiarato non imputabile) erano finiti sotto processo dopo la denuncia della loro compagna di classe.
Gli stupri, stando alle accuse, erano avvenuti più volte durante gite in campagna nel corso dell’anno scolastico. La vicenda era venuta alla luce durante una lezione di educazione civica, in uno dei tanti colloqui che i carabinieri organizzano sul ruolo delle forze dell’ordine. Proprio durante uno di questi incontri a scuola, i militari erano stati incuriositi da una domanda, posta dall’alunna: «Che succede a chi fa uno stupro?». La domanda aveva fatto raggelare tutta la classe, con un palpabile imbarazzo generale. I militari avevano intuito subito che c’era qualcosa di tremendo dietro quel quesito. Si erano guardati negli occhi, fingendo di non dare importanza alla domanda e ai commenti in aula. Una volta usciti dalla scuola, però, avevano subito cominciato a indagare, effettuando intercettazioni telefoniche e ambientali. Infine avevano informato i genitori e ottenuto, anche grazie all’aiuto di una psicologa, altre informazioni. Era saltata fuori così una storia di sesso di gruppo, con minacce seguite anche da momenti di scherno.
Le indagini avevano portato a raccogliere numerose prove a carico dei ragazzini. La Procura dei minori dell’Aquila aveva portato avanti l’inchiesta con diversi incidenti probatori, ai quali avevano partecipato anche giovanissimi testimoni chiamati in causa dalla ragazza, oltre a un medico specialista e a un assistente sociale. Nel 2017 il rinvio a giudizio.
Uno dei minorenni era uscito dall’inchiesta, mente uno di loro, difeso dall’avvocato Gianfranco Restaino, è stato assolto per non aver commesso il fatto.
Gli altri, nel frattempo tutti divenuti maggiorenni, sono stati condannati dal collegio del tribunale aquilano, presieduto dal giudice Cecilia Angrisano. Il pubblico ministero era Lorenzo Maria Destro. Il collegio difensivo era composto anche dagli avvocati Cesidio Di Salvatore, Francesca Basile, Massimiliano Zitti e Federica Foglietti.
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