Violenza sessuale su una minore al raduno degli alpini: c’è l’appello

In primo grado sono stati inflitti 4 anni ai due imputati (un partecipante all’Adunata e un ambulante) Il centro antiviolenza ammesso quale parte civile a tutela della vittima, che nel 2015 aveva 15 anni
L’AQUILA. C’è una macchia anche sull’Adunata degli alpini 2015 che trasformò L’Aquila nella capitale delle penne nere, tra l’entusiasmo generale. Mentre a Rimini, in occasione dell’ultimo raduno nazionale, è esploso il caso delle molestie segnalate da diverse donne attraverso le attiviste di “Non una di meno” – questione arrivata fino in parlamento – in città, a fine mese, è prevista l’udienza in Corte d’Appello dopo la condanna in primo grado nei confronti di due imputati accusati di violenza sessuale di gruppo su una ragazza che all’epoca dei fatti – nel maggio del 2015 – aveva 15 anni.
la storia
Erano in città in occasione dell’Adunata nazionale alpini del 2015 Danilo Ceci, oggi 35enne, nato a Parma e residente in provincia di Reggio Emilia, e il venditore ambulante Semir Belhaj, suo coetaneo, nato e residente a Palermo. Sono finiti a processo con l’accusa di violenza sessuale di gruppo in quanto, secondo il capo d’imputazione, avrebbero condotto di sera la ragazza in un luogo isolato dove la costringevano a subire atti sessuali completi avendo approfittato della condizione di inferiorità fisica e psichica della persona offesa, dovuta all’età e al fatto che l’avevano indotta a bere più bicchieri di vino. Di queste accuse il tribunale dell’Aquila li ha ritenuti entrambi responsabili infliggendo loro la pena di quattro anni di reclusione col pagamento delle spese processuali e l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. La sentenza – pronunciata il 26 marzo 2019 con il rito abbreviato – è ora al vaglio dei giudici della Corte d’Appello. Con singolare contemporaneità rispetto ai discussi fatti di Rimini, il 31 maggio è fissata l’udienza per il secondo grado di giudizio.
Il centro antiviolenza-Associazione Donatella Tellini dell’Aquila è stato ammesso quale parte civile a fianco della persona offesa, «a ulteriore conferma», spiega l’avvocata Simona Giannangeli, legale della vittima, «della delicatissima funzione dei centri antiviolenza a sostegno delle donne. Anche all’Aquila, dunque, in un’ambientazione apparente di festa, di città che accoglie, di gioia, è emerso questo caso emblematico delle tante situazioni di pericolo estremo per le donne di ogni età in contesti del genere. Molte donne, poi, non denunciano, per paura di affrontare il lungo e complesso percorso, ma il fenomeno esiste e va combattuto».
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