Violenze sessuali su una giovane: 8 anni di carcere al vicino di casa

La donna fu presa anche a schiaffi e pugni e venne derubata. Il pm aveva chiesto una pena inferiore Il 49enne ha sempre respinto tutte le accuse, ora la difesa si è detta pronta a ricorrere in Appello
SULMONA. Otto anni e tre mesi di reclusione, più una provvisionale di 20mila euro. È la condanna che il collegio del tribunale di Sulmona, presieduto dal giudice Pierfilippo Mazzagreco, ha inflitto a un 49enne residente in città (si omette di indicare il nome per tutelare la vittima, ndc), finito sotto processo per violenza sessuale, furto e lesioni personali. Il tutto ai danni di una giovanissima vicina di casa, ventenne all’epoca dei fatti. Il sostituto procuratore Edoardo Mariotti aveva chiesto per l’uomo sette anni di reclusione, ovvero il minimo previsto dalla legge per questi reati.
La vicenda risale al mese di febbraio del 2021 quando la donna si era presentata in commissariato, denunciato di aver subito violenza dal suo vicino, nella villa dove avevano trascorso una serata. Nello specifico, la 20enne aveva raccontato di essere stata vittima della violenza dell’uomo che aveva abusato di lei nonostante il suo ripetuto no ad avere rapporti sessuali. Una violenza sessuale accompagnata da schiaffi, mani attorno al collo e pugni che provocarono ematomi e lesioni alla 20enne refertati dai medici del pronto soccorso dell’ospedale di Popoli e giudicati guaribili in venti giorni.
L’imputato, stando sempre all’accusa, aveva anche sottratto il telefono alla ragazza. La versione della vittima, vista la delicatezza della vicenda, era stata riportata in un incidente probatorio, deciso dalla procura per mettere le prove in “cassaforte”. Il 49enne, che ieri ha rilasciato dichiarazioni spontanee davanti ai giudici, ha negato fino alla fine sia di aver violentato la donna sia di averla picchiata.
«Mi vedeva quasi come un punto di riferimento visto che abitiamo nello stesso condominio da anni. Poi il rapporto è cambiato», ha ammesso il 49enne. «Quella notte però le cose non sono andate come sono state descritte».
La perizia dei carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche aveva evidenziato che il liquido seminale in esame fosse di un altro uomo, e non del 49enne. Particolare che l’avvocato difensore dell’imputato, Stefano Michelangelo, ha ricordato in aula al collegio del tribunale, tanto che ha già annunciato di voler impugnare la sentenza in appello. Per la parte civile, rappresentata dall’avvocato Luca Tirabassi, la violenza era invece avvenuta dal momento che, sugli indumenti che la giovane indossava, erano state trovate tracce di sudore dell’imputato.
I giudici hanno ritenuto credibile la denuncia della vittima, raccolta all’epoca dagli agenti della squadra anticrimine della polizia. Da qui la condanna alla pena di otto anni e tre mesi di reclusione.
L’imputato, così come disposto dal tribunale, dovrà risarcire la vicina di casa in sede civile e pagare le spese processuali. L’uomo è stato, inoltre, interdetto dai pubblici uffici.
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