Violenze, sgominata baby gang: fermati 5 minori, uno è ricercato

Sono tunisini ed egiziani ospiti di una casa famiglia: quattro finiscono in carcere, uno in comunità Accuse di furti, ricettazione e danneggiamenti, ma anche rapine, estorsioni e lesioni nelle risse
L’AQUILA. È uno scacco alle baby gang che seminano paura tra il centro storico dell’Aquila e il terminal bus di Collemaggio. In particolare a quelle di egiziani e tunisini, da mesi “in lotta” anche con bande di italiani e di ragazzi di altre nazionalità. Cinque sono i fermati ieri mattina dall’azione congiunta dei carabinieri e della polizia, dopo la firma delle misure cautelari da parte del gip del tribunale per i minorenni. Un sesto è ancora ricercato. Sono tutti minorenni e tutti ospiti di una casa famiglia della città per stranieri non accompagnati. Si aggiungono alle decine di giovanissimi finiti nei guai nella dura azione degli inquirenti negli ultimi mesi per contrastare la violenza dilagante. Ai sei vengono contestati furti e danneggiamenti, ricettazione di auto rubate, rapina e tentata rapina, estorsione e lesioni ai danni di coetanei.
IL BLITZ E L’INCHIESTA
Dei cinque fermati, quattro sono finiti in carcere, uno in comunità, mentre un altro, come detto, è ancora ricercato. A richiedere le sei misure cautelari è stata la procura del tribunale per i minorenni dell’Aquila al culmine di uno dei filoni di inchiesta sulle baby gang. Si legge nella nota congiunta della compagnia provinciale dei carabinieri e della questura: «Quattro dei soggetti destinatari della misura della custodia in carcere, compreso l’unico sottoposto al collocamento in comunità, sono stati raggiunti dai carabinieri della stazione dell’Aquila e hanno ricevuto notifica dell’ordinanza che li vede come presunti responsabili di sette rapine commesse all’interno della casa famiglia in danno di minorenni, laddove, con l’uso della violenza, si sarebbero impossessati di cellulari e somme di denaro, minacciando poi le vittime di gravi ritorsioni in caso di denuncia alle forze dell’ordine. Gli stessi minori, come riscontrato dai militari della stazione di Pizzoli, anch’essi impegnati nelle indagini, avrebbero anche agito all’esterno della struttura ospitante, trafugando oggetti e valori dall’abitacolo di decine di auto in sosta lungo le vie cittadine del comune di Pizzoli e L’Aquila». E ancora: «Gli sviluppi investigativi hanno, inoltre, consentito agli agenti della Squadra mobile di eseguire la rimanente ordinanza di custodia in carcere nei confronti di uno degli indagati, accusato di ricettazione di auto rubate, danneggiamento e furto ai danni di alcuni distributori automatici installati presso due attività commerciali del capoluogo, le cui apparecchiature sono state saccheggiate dell’incasso e di parte dei beni esposti per la vendita».
LA SCIA DI VIOLENZE
Spiegano ancora gli inquirenti: «I reati, consumati tra gennaio e febbraio di quest’anno, si vanno ad aggiungere a una schiera di altri gravi delitti che hanno destato clamore pubblico e per i quali fatti la procura dei Minori e gli stessi militari dell’Arma e agenti di polizia furono già chiamati a intervenire alla fine dello scorso anno. In tali casi vennero anche eseguite misure cautelari nei confronti di 15 minori stranieri, alcuni dei quali neomaggiorenni, ritenuti responsabili di spaccio di stupefacenti, rapine e estorsioni ai danni di coetanei alloggiati nella stessa casa famiglia, ovvero avvicinati casualmente presso il terminal di Collemaggio». Il riferimento è alla lunga scia di violenze e vandalismi che invade L’Aquila da tempo, con una vera e propria escalation dalla fine dell’estate scorsa in poi. L’ultimo caso balzato alle cronache è quello della rissa del 13 febbraio scorso proprio al terminal bus, che ha provocato il ferimento di un ragazzo, trasportato poi al pronto soccorso per accertamenti. Decine sono i giovanissimi finiti nei guai per i fatti degli ultimi mesi: non solo egiziani e tunisini, ma anche aquilani, italiani originari di altre città e balcanici.
UN FENOMENO SOCIALE
«Le indagini culminate con l’operazione rappresentano l’efficace coordinamento della procura dei Minori che ha permesso agli investigatori di ricostruire, anche attraverso attività tradizionali di polizia giudiziaria, il fenomeno criminale considerato. Ne è conseguita la necessità di un nuovo intervento repressivo da parte delle autorità, che si pone anche a supporto di un’azione riabilitativa dei minori coinvolti nella vicenda», continuano gli inquirenti, poi aggiungendo: «L’azione repressiva e congiunta tra le forze dell’ordine si è resa necessaria per evitare conseguenze ben più gravi di quelle accertate con l’obiettivo di tendere al recupero e reinserimento dei giovani nel tessuto sano della società».
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