«Visita senologica? Ripassi nel 2019»

30 Agosto 2017

Protesta il marito di una paziente: prevenzione impossibile Tordera (manager Asl): attese per l’afflusso da altre regioni

L’AQUILA. I tempi di attesa per le visite rappresentano il tallone d’Achille dell’Asl dell’Aquila. L’ennesima segnalazione arriva da un cittadino il quale fa sapere che la moglie, di 57 anni ha chiesto, tramite il Cup dell’Asl, una visita senologica di controllo che è stata fissata subito: però è prevista per febbraio 2019. «Mi sembra davvero troppo», commenta, «capisco un tempo di attesa di diversi mesi ma qui parliamo di ben oltre un anno. Come a dire che in quel lungo lasso di tempo ci si può ammalare irrimediabilmente. L’unica soluzione è quella di andare da un privato a pagamento». «Mi chiedo», aggiunge, «che significato abbia la parola prevenzione quando poi ci si trova di fronte a situazioni come queste quando, invece, si deve giocare d’anticipo su una patologia tremenda».
«Per la senologia vi sono percorsi ben definiti e celeri sia per chi è già affetto da malattie oncologiche sia per chi fa la prima visita mentre, per controlli periodici, i tempi si dilatano soprattutto per il gran numero di utenti che si rivolge all’ospedale San Salvatore e che per un terzo proviene da fuori regione e provincia». Lo precisa, al riguardo, il manager Asl, Rinaldo Tordera.
«Le donne affette da malattie oncologiche», dice Tordera, «godono di una corsia preferenziale perché a gestire i tempi in modo celere, in base alle specifiche esigenze di ciascuna paziente, pensa direttamente il reparto del San Salvatore e non c’è quindi bisogno di passare per il Cup».
«Per altre necessità, come la prima visita senologica al San Salvatore», prosegue Tordera, «sono sufficienti pochi giorni mentre le urgenze, per esempio in caso di sospetti noduli, vengono trattate in tempo reale, senza tempi di attesa. Purtroppo le visite di controllo periodiche richiedono tempi molto più lunghi in parte dovuti, paradossalmente, all’alta qualità di assistenza del reparto di senologia aquilano che funge da calamita verso aree di altre province abruzzesi e regioni limitrofe, con una mobilità attiva del 30%». «In ogni caso», conclude il manager, «L’Aquila, indicata nelle settimane scorse dalla Regione come uno dei due ospedali “hub”, cioè ad alta specializzazione, per la senologia in Abruzzo, è già al centro di un piano di potenziamento che riguarda molteplici aspetti dell’attività».
Questo, ovviamente, a fronte di una serie di vincoli di spesa oltre i quali la Regione ha posto uno stop. Ma va anche detto che per alcuni esami i tempi di attesa sono brevi.
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