Vittime, c’è l’ok al parco della memoria
L’annuncio di Biondi poco prima della fiaccolata. Sfogo contro «chi racconta solo la città ferita e non quella rimarginata»
L’AQUILA. Poche ore prima della fiaccolata della memoria, il sindaco tira fuori l’annuncio. «Sono stati aggiudicati», scrive insieme all’assessore Vittorio Fabrizi, «i lavori per il Parco della Memoria a piazzale Paoli, sulla base del progetto vincitore del concorso di idee bandito nel 2013. Gli uffici stanno effettuando le verifiche tecniche, al termine delle quali la ditta aggiudicataria potrà avviare i lavori. Finalmente la città avrà un luogo dedicato alla sacralità della memoria, alle vittime, ai loro cari, a noi tutti. In un momento così delicato, in cui il ricordo di ognuno va a quei giorni drammatici del sisma di dieci anni fa, è bello dare un segnale di speranza e fiducia nel futuro alla nostra comunità», riferiscono. Prevista «la realizzazione di una fontana monumentale, in continuità con il monumento ai caduti di guerra di fronte all’Emiciclo. L’area sarà sistemata con pavimentazione, sedute in pietra e illuminazione».
LUTTO CITTADINO. Oggi lutto cittadino per l’intera giornata. In tutti gli edifici pubblici del territorio comunale bandiere a mezz’asta. Divieto, nelle vie e nelle piazze in cui si svolgono le iniziative in ricordo, di tutte le attività che possano intralciare l’afflusso delle persone. Vietate, inoltre, le attività ludiche e ricreative «e ogni altro comportamento che contrasti con il carattere luttuoso della ricorrenza o con il decoro urbano. Si specifica, al contempo, che sarà consentito lo svolgimento di gare, manifestazioni e incontri già previsti nei rispettivi calendari sportivi. Si invitano i dirigenti scolastici a far rispettare un minuto di silenzio prima dell’inizio delle lezioni e gli esercizi commerciali, le imprese, le attività artigianali e le altre organizzazioni pubbliche e private, con esclusione dei servizi indispensabili e obbligatori, a sospendere l’attività lavorativa fino alle 11. Infine, tutti i cittadini e le organizzazioni sociali, culturali e produttive, le altre pubbliche amministrazioni sono invitati a partecipare alle iniziative, nonché a esprimere, in forme decise autonomamente, la partecipazione in ricordo delle vittime».
LO SFOGO. Un paio d’ore dopo l’annuncio del Parco della Memoria, il sindaco – incurante del rischio di un procedimento disciplinare, visto che è iscritto all’Ordine dei giornalisti come pubblicista – tira fuori una durissima reprimenda su chi sta raccontando la ricostruzione. «In questi giorni L’Aquila è invasa dalla stampa italiana ed estera. Quotidianamente sto rilasciando interviste, rispondendo a domande del tipo: a che punto è la città, come sono passati questi 10 anni, che cosa vedo nel futuro della mia gente. Come me, sono stati interrogati uomini e donne che nella tragedia e negli anni sono diventati il simbolo del terremoto: giornalisti, commercianti, i nostri “ribelli”, gli aquilani lottatori. Iniziano, e continuano, a uscire le pubblicazioni, i servizi tv e radiofonici, reportage di quotidiani e riviste. Cosa viene fuori della nostra città, che uso si fa delle nostre storie e, soprattutto, del nostro coraggio e delle nostre battaglie quotidiane? Le foto che vanno per la maggiore sono quelle che ci fanno più male e non le immagini della rinascita che festeggiamo sempre più di frequente. I colori preferiti sono il bianco e il nero. Le ore quelle del buio. Musicate dal silenzio, dal compiaciuto rumore dei passi, rimbombati e scricchiolanti sulla ghiaia. Nel quadro, una terra abbandonata, dagli stessi aquilani, intorpidita. Noi come formiche annaspanti e traballanti nell’emergenza».
«NARRAZIONE FALSA». «Che L’Aquila sia una questione nazionale di cui occuparsi», insiste Biondi, «è assodato. Anche che sia un’emergenza, nella misura in cui è lo specchio di un Paese fragile, che va gestito con grande cautela e sapienza nelle costruzioni pubbliche e private. Ma non lo è se assume i tratti di una landa desolata, popolata di disperati, folli che hanno perso la fiducia. La narrazione è ingenerosa, in alcuni casi addirittura falsa. Per carità, la denuncia non può essere taciuta. È la stessa che viene sottoposta ai nostri uffici: dal centro che deve rinascere, agli incentivi insufficienti, alla farraginosità delle procedure, all’indifferenza. Voci che ascolto, questioni su cui lavoro e per cui chiedo alla politica nazionale di non girarsi dall’altro lato, ma con convinzione di sposare il nostro progetto e il sogno di un luogo fatto di persone, non solo di case. Vorrei dire al mondo, ai giornalisti stranieri, e poi a quelli di casa nostra, che ci sono i dati, oggettivi: li si può interpretare come un “investimento” sproporzionato per qualcosa che oggi appare “vuoto” e offeso dalla lentezza della burocrazia o da mancata lungimiranza. O li si può guardare bene e meglio e leggerli come la sfida del cantiere più grande d’Europa, che non è solo incartato dai ponteggi e annebbiato dalle polveri: è il bianco marmo di Collemaggio, il fresco verde del Parco del sole, l’arcobaleno dell’energia creativa culturale, dell’innovazione e della ricerca. Il sacrificio che ciascuno di noi, con la sua scommessa personale, sta affrontando, spesso con dolore e sconforto o gioendo in maniera condivisa, non può essere derubricato a vergogna nazionale, senza appello. L’opinione pubblica non può essere scandalizzata con il collage a effetto delle immagini di ciò che non va, che si fa prima a dimenticare (perché, chi vuole avere paura?). Le persone devono essere guidate anche alle immagini di rinascita. Quelle che in questi giorni non vedo, perché chi racconta oggi casualmente, qui, in questi 10 anni, non c’è stato, non lo sa che vuol dire aver vissuto ed essere rimasti all’Aquila. Dobbiamo trovare il coraggio di dire che siamo in rigenerazione, e non solo coltivando la disperazione. Nessuno di noi può permettersi che il dolore della perdita, che mai potrà essere taciuta o edulcorata, sia relegato all’ineluttabilità».
SI DEVE. «La ricostruzione è una cosa seria, che necessita dei suoi tempi perché sia condotta a termine in maniera esemplare. Perché noi vogliamo essere migliori. Al netto degli errori umani. L’avete mai ricostruito un capoluogo di regione? Non si può raccontare solo la città ferita, si deve raccontare anche la città rimarginata. E non un giorno all’anno. Siamo un popolo speciale. Ed è questo che vorrei che raccontaste. Ed è anche questo che gli italiani dovrebbero vedere. Non ci prendete in giro, non siamo al circo. Siamo all’Aquila».
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