Vive senza luce e gas, anziana chiede aiuto

Lina, 78enne, si appella alle Istituzioni: «Mi sento abbandonata». I vicini: «Intervenire subito»
SULMONA. Senza luce, senza gas. Vive sola in un'abitazione senza mobili e senza elettrodomestici, in un agglomerato di case ai confini tra Sulmona e Pettorano sul Gizio. Non c’è un frigorifero, non un fornello dove cucinare qualcosa di caldo. La signora Lina, settantottenne originaria di Sulmona, da mesi sta vivendo un'esperienza drammatica. Riesce a stento ad andare avanti, non avendo reddito, grazie alla solidarietà concreta che ogni giorno viene dimostrata dal vicinato che l’assiste e le porta un piatto caldo sia a pranzo che a cena. Le famiglie che abitano infatti accanto alla sua abitazione le forniscono il cibo, l’acqua se la procura lei con una tanica nella fontana pubblica a poche decine di metri dalla sua abitazione. Ma è una situazione che non può andare avanti. «Sono diventata uno scheletro, mi hanno cacciato da casa», denuncia la donna affacciata dal terrazzo di casa, «sono stata costretta a vivere qui, senza arredi, dove viveva mia figlia e adesso mi hanno sfrattata perché non ho soldi per pagare l’affitto e non so dove andare». Lina chiede aiuto al Comune, perché abbia almeno una camera ed una cucina dove vivere gli ultimi anni della sua vita. Senza luce trascorre tutta la sera al buio. «Quando si fa buio mi allungo sul letto nella speranza che faccia presto mattina». Nella disperazione Lina racconta di aver già provato a togliersi la vita, restando due giorni e due notti in coma, dopo aver ingerito barbiturici. «Ero benestante e mi trovo in queste condizioni grazie alla crudeltà di persone che antepongono i propri interessi a quelli di una povera anziana che ha sempre lavorato nella sua vita, e che ora è stata abbandonata da tutti». A chiedere una soluzione a una condizione disumana sono anche i vicini di casa meravigliati sia dall’atteggiamento della famiglia che da quello delle istituzioni che non farebbero nulla per aiutare una donna che ha quasi 80 anni. «Noi facciamo ogni sforzo possibile di solidarietà e lo facciamo senza problemi» dicono le famiglie del vicinato, «ma costringere una persona sola a vivere in queste condizioni non è accettabile, le istituzioni non possono restare in silenzio ed immobili davanti ad una situazione di sofferenza tanto grave. Occorre intervenire subito, per non peggiorare le condizioni». (c.l.)
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