Voglia di politica in carcere Candidati 42 agenti su 250

Quest’anno il fenomeno diventa un record: permessi distribuiti in mezza Italia Disagi per chi resta. Nardella (Uil): «Porre un freno, va cambiata la legge»
SULMONA. Arrivano le elezioni e nelle forze dell’ordine scattano i permessi elettorali. Si tratta di un mese di sospensione lavorativa, retribuita e consentita da una legge del 1981. Tempo utile per curare la campagna elettorale da parte del singolo agente che sceglie di candidarsi. Permessi regolari, spesso legati a difficili condizioni lavorative. Perché la maggior parte si assenta per combattere lo stress. Permessi che però rendono la vita difficile ai colleghi che restano a lavoro, o peggio, impediscono lo svolgimento di alcune attività. Come capita nel supercarcere di via Lamaccio a Sulmona. Qui, su circa 250 agenti, 42 sono quelli che stanno utilizzando il permesso elettorale. Un vero record. Che diventa un caso. Gli agenti di Sulmona si sono candidati in mezza Italia.
«Nel caso della polizia penitenziaria», afferma Mauro Nardella, segretario provinciale della Uil carceri, «bisogna tenere bene in mente che questi ultimi vivono in comunità, nel senso che sono tutti collegati a un unico carcere. Quindi, quando si prendono i permessi elettorali, balza subito agli occhi il numero dei richiedenti, mentre nel caso di altri corpi di polizia, sparsi su più caserme e di minori unità lavorative, il fenomeno si vede di meno, ma questo non vuol dire che sia meno presente. La legge che consente di avere un mese di permesso per la campagna elettorale», aggiunge, «è nata a ridosso degli Anni di Piombo e aveva un suo senso. Ora è giunto il momento di superarla, magari consentendo a tutti di potersi candidare, senza che la scelta politica ricada sulle spalle dei colleghi che restano di turno».
Una presa di coscienza destinata a far riflettere soprattutto nel supercarcere di Sulmona, da tempo alle prese con carenza di personale e turni massacranti. Qui, anche a causa delle assenze dovute ai permessi elettorali, gli insegnanti di agraria dell’Istituto professionale di Pratola, non possono svolgere le lezioni destinate a far diplomare i detenuti, proprio perché mancano gli agenti in grado di garantire la sicurezza durante i corsi.
Un disservizio che alla fine fa il paio con i casi in cui gli agenti si candidano e non prendono voti.
«È necessario porre un freno a questa situazione», conclude Nardella, «e stando al passo con i tempi, puntare al rilancio della divisa, mentre chi vuole candidarsi può farlo al pari di altri lavoratori».
Federico Cifani
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