«Volevo punire gli spacciatori di droga»

Così si difende uno dei giovani che ha accoltellato un migrante: «Marijuana venduta a una ragazzina»
SULMONA. «Volevo dare una lezione allo spacciatore che aveva venduto una dose di marijuana a una ragazzina di 14 anni, che si era sentita male dopo averla fumata». È la versione di Serafino Di Lorenzo, il sulmonese accusato di aver fatto irruzione con un complice, brandendo una scacciacani e un coltello, nel centro richiedenti asilo e rifugiati di corso Ovidio, ferendo un giovane gambiano. Sia sui social che davanti alla polizia Di Lorenzo si è autoaccusato dell’episodio giustificandolo come una reazione al presunto episodio di spaccio in cui sarebbe rimasta coinvolta la giovane amica. Nella giornata di ieri la squadra anticrimine ha interrogato molti testimoni con l’obiettivo di accertare la veridicità della versione data da Di Lorenzo. E al termine delle audizioni, non tutti i riscontri darebbero fondatezza al racconto del sulmonese accusato insieme all’altro complice (un forestiero senza fissa dimora che negli ultimi mesi si è sistemato nella sala d’attesa dell’ospedale), di lesioni aggravate, violazione di domicilio e porto abusivo di coltello. Di sicuro l’episodio non è collegabile con l’altra inchiesta condotta dalla questura dell’Aquila sui traffici illegali che vedono coinvolti alcuni immigrati ospiti dei centri di accoglienza della provincia, che ha portato a misure cautelari nei confronti di 9 persone tra le quali una ospite del centro gestito dall’Asp Casa Santa di Sulmona. «Da quello che ci risulta nel nostro centro non si spaccia droga», hanno ribadito anche ieri il presidente e il direttore dell’Asp, sottolineando che quella di Sulmona dove sono ospitate 27 persone, tutte di sesso maschile, «è una struttura modello che quotidianamente svolge attività di socializzazione e integrazione nei laboratori realizzati proprio a fianco del Centro di accoglienza, con 11 professionisti tra i quali, mediatori culturali, interpreti, psicologi e avvocati». (c.l.)
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