Web, pure il Comune alza le difese Dati trafugati all’Asl, primi esposti

Il municipio acquista il programma anti-intrusione da 36mila euro dopo le minacce dei cybercriminali I pazienti presentano denunce contro ignoti per scoprire se i propri documenti sono stati diffusi online
L’AQUILA. Gli hacker sono diventati l’incubo d’Abruzzo. E ora anche il Comune dell’Aquila alza le sue difese informatiche per proteggere sistemi e archivi dagli attacchi dei cybercriminali. Le date non sono casuali: il 3 maggio il gruppo “Ransomware Monti” ha rivendicato l’attacco all’Asl di Avezzano, Sulmona e L’Aquila; l’11, dopo aver diffuso online i primi dati sensibili di dipendenti e pazienti, ha minacciato l’intero Abruzzo; il 17, mentre grandi manovre per aumentare le protezioni coinvolgevano la Regione e le altre aziende sanitarie, l’ufficio finanziario del municipio aquilano ha pubblicato un atto di acquisto «al fine di migliorare la sicurezza della rete informatica comunale».
IL NUOVO FIREWALL
«Sed spa ha segnalato la necessità di provvedere all’acquisto di firewall Palo Alto per il nuovo data center comunale», si legge nella determina, che stanzia poco meno di 36.700 euro Iva inclusa per acquistare lo strumento richiesto. Un firewall – letteralmente “tagliafuoco” – è un sistema di protezione dalle intrusioni informatiche. Tecnicamente una protezione “perimetrale”: permette infatti di monitorare e filtrare il traffico in entrata e in uscita da una rete, bloccando connessioni pericolose. Il Sed, acronimo di “Servizi elaborazione dati” è invece l’azienda municipalizzata a cui, tra le cose, è stata affidata anche la transizione digitale del Comune dell’Aquila. Che le minacce degli hacker siano realistiche, del resto, lo si è capito alla notizia che – oltre a quelli della Asl – anche i sistemi informatici del consiglio e della giunta regionali sono stati sotto assedio degli hacker fin dal mese di marzo. In quei casi i sistemi di sicurezza e protezione avrebbero però funzionato.
PRIMI ESPOSTI IN ARRIVO
Intanto, dopo le centinaia di diffide, sono in arrivo i primi esposti di gruppi cittadini per le centinaia di Gigabyte di referti medici e documenti sensibili custoditi dagli archivi della Asl e diffusi dagli hacker sul dark web alla mercé di chiunque.
Si tratta di denunce-querele contro ignoti, che sono in fase di presentazione alle autorità giudiziarie tra cui le Procure, per far sì che dipendenti e pazienti possano verificare se le istituzioni pubbliche hanno la prova del fatto che i loro dati siano stati violati. A gestire una fase che potrebbe sfociare in un maxi contenzioso sono gli avvocati Marco Colantoni e Pier Luigi D’Amore, titolari anche delle prime istanze alla Asl. Questa ulteriore azione legale è scattata dopo che «con la comunicazione pubblica apparsa sul sito istituzionale dell’azienda, la Asl ha fornito una prima, parziale risposta alle legittime istanze degli utenti, ammettendo per la prima volta l'avvenuta violazione e sottrazione dei dati personali», spiegano i due legali. «Resta ancora da comprendere, però, quale sia la portata di tale violazione. Occorre difatti accertare l’identità degli assistiti i cui dati sono stati ormai diffusi nel web. Quesito certamente di non poco rilievo».
LE EMERGENZE SANITARIE
Nel frattempo, oltre alle indagini della Procura con gli esperti della polizia postale e dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, la Asl aquilana tenta di tornare alla normalità dopo settimane di caos totale. Ieri l’azienda ha fatto il punto sul settore delle emergenze. «Vorrei tranquillizzare tutti sul fatto che non sia stata rilevata alcuna criticità dal punto di vista dell’emergenza territoriale del 118, né del Pronto soccorso né tanto meno della Terapia intensiva: l’intera filiera dell’emergenza è stata pertanto garantita senza interruzioni»: parola di Franco Marinangeli, capo del dipartimento di Emergenza e accettazione della Asl, continuando: «Questo è stato possibile perché il 118 era provvisto di un sistema informatico a sé stante». Marinangeli non nega rallentamenti nella gestione dei laboratori analisi, «ma senza alcuna ripercussione sui pazienti stessi».
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