Zero clienti: gli alberghi chiudono i battenti

13 Novembre 2020

Troppe spese fisse, pochissime prenotazioni, così le strutture non reggono i costi di gestione

L’AQUILA. Due strutture alberghiere hanno chiuso i battenti qualche giorno fa. Altre sospenderanno l’attività questo fine settimana “in attesa di tempi migliori”. La seconda ondata del coronavirus, che ha colpito duro in città, sta mietendo vittime anche tra gli albergatori e i commercianti. Troppe le spese fisse, pochissime le prenotazioni. E scatta una sorta di “auto-lockdown”, per tentare di limitare i danni.
«In un primo momento», spiega Roberto Laglia, direttore dell’hotel Federico II, «avevamo pensato di restare aperti a rotazione, per garantire un minimo di posti letto a chi, per lavoro, si fosse trovato a passare in città, ma con il passaggio in zona arancione anche questa ipotesi è sfumata». Uno dietro l’altro, gli alberghi aquilani stanno decidendo di interrompere l’attività, almeno per un paio di settimane. «Da lunedì», conferma Laglia, «quasi tutte le strutture ricettive saranno chiuse al pubblico: in questa situazione, con le prenotazioni azzerate, è impossibile ammortizzare le spese. Né risulta sufficiente il ristoro previsto dal governo, che ammonta al 150% di quanto percepito ad aprile scorso, secondo il fatturato. Daremo continuità al lavoro in smart working, cercando di non interrompere i rapporti con la clientela, nella speranza di costruire qualcosa per i prossimi mesi». Laglia ne fa anche una questione di “rischio sanitario”. «Continuare a restare aperti per cosa?», dice, «per esporsi a un eventuale contagio senza fare cassa?».
La presidente della Federalberghi della provincia dell’Aquila, Mara Quaianni, parla di «situazione drammatica». «La ricettività alberghiera, all’Aquila», spiega, «poggiava molto sulla clientela business, che attualmente è azzerata. La chiusura in entrata e uscita della regione ha comportato il blocco totale di qualsiasi tipo di prenotazione, al di là del settore turistico, che in questo momento è fermo. Ne deriva una difficoltà evidente di gestione delle strutture, da parte dei titolari, con costi fissi elevati e senza alcun introito». Per Quaianni «si rischia la chiusura di decine e decine di aziende, che non avranno alcuna possibilità di ripresa, dopo questo secondo lockdown «indotto e volontario». Gli aiuti del governo sono poca cosa rispetto alla portata delle perdite. Abbiamo decine e decine di dipendenti in cassa integrazione, che non sanno quando potranno tornare al lavoro. Alberghi, ristoranti e bar sono le categorie più colpite».
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