Zone rosse al cimitero otto anni dopo il sisma

Viaggio del Centro nei campisanti della città e delle frazioni
L’AQUILA. Zone rosse al cimitero. Rosse come la vergogna per le cose che si sarebbero potute fare in otto anni e mezzo di post-terremoto. E non sono state ancora fatte. «Se non si è pensato ai vivi, figuriamoci ai morti», sussurra un visitatore mentre varca il cancello del camposanto monumentale dell’Aquila. A pochi giorni dalla commemorazione dei fedeli defunti (la nona dal 2009), il Centro fa un giro nei cimiteri della città e delle frazioni per documentare, attraverso le immagini (nelle foto di Raniero Pizzi), lo stato dell’arte della ricostruzione nei luoghi sacri che, nelle prossime ore, si preparano a ricevere l’assalto dei familiari delle persone scomparse. Agli occhi dei molti, che arriveranno anche da fuori città per rendere omaggio ai loro cari, si presenterà più o meno lo stesso scenario degli anni precedenti. Ci sono ancora edifici inagibili, intere zone transennate e irraggiungibili, puntellamenti in legno che, ovviamente, non hanno più la stessa forza contenitiva di quando furono montati. Le ferite mostrate dai cimiteri accomunano il camposanto cittadino a quelli delle frazioni. Da dove si alza la protesta dei residenti. Al cimitero dell’Aquila un intero edificio nella zona centrale, nella parte più antica, è stato chiuso con le transenne con tanto di cartelli minacciosi: «Pericolo di crollo». I visitatori continuano ad appendere i fiori alle recinzioni. Al primo piano di questo edificio le lapidi sono cadute quasi tutte a terra e i loculi sono tuttora semiaperti. Gli interventi di pulizia straordinaria a pochi giorni dal 2 novembre si limitano all’erba e ai cestini dei rifiuti, quasi tutti svuotati. Tuttavia non bastano a restituire al contesto il dovuto decoro.
Non va meglio nelle frazioni. A Camarda l’ossario sta cadendo a pezzi e pertanto è stato transennato dal 2009. Tutto è rimasto com’era. Oltre ai problemi strutturali, l’abbandono riguarda anche la vegetazione. Un albero si è spezzato in due dopo una ventata. «E oggi stesso», come informa Carmelo Marotta, «saranno i volontari dell’associazione Anmcri, Ana Camarda e Insieme per Camarda a organizzare delle squadre per una ripulitura generale, anche se per il taglio dell’albero sono stati chiamati i vigili del fuoco». A Filetto c’è il problema della mancanza di posti, sia a terra sia nei loculi. Ad Aragno, il vicepresidente del centro anziani Olindo Onofri ha scritto al Comune per segnalare la sparizione di una lanterna all’ingresso, donata dai residenti e sparita. Ora, al posto del punto luce, ci sono soltanto fili elettrici volanti. A Roio sono spuntati loculi in legno, in attesa del ripristino degli edifici danneggiati, tra cui l’ossario-camera mortuaria. A Sassa sono ancora inaccessibili diverse aree.
Il problema dell’abbandono dei cimiteri è stato tra i temi della campagna elettorale. Il 31 maggio scorso Fabrizio Taranta (Noi con Salvini), oggi consigliere di maggioranza, dava la colpa a Cialente per il degrado ad Arischia. L’assessore Emanuele Imprudente annuncia interventi: «All’Aquila abbiamo sistemato l’ingresso dell’edificio 2009 e le fontanelle. È partita la ristrutturazione degli edifici F e H e si è eseguita la sistemazione e ripulitura dell’ingresso lato Torretta. Nelle frazioni, lavori fatti a Bagno, San Gregorio e Arischia e sugli altri interverremo presto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

