È il giorno dell’addio ai Vicentini Il grande abbraccio dell’Abruzzo

Oggi pomeriggio l’ultimo saluto all’ex primario Carlo, alla moglie Carla e ai figli Massimo e Alessandra Folla alla camera ardente. Riposeranno nella cappella di famiglia del cimitero della frazione aquilana
L’AQUILA. Da parte le indagini, il clamore e la rabbia. Questa è la giornata del dolore. Quella in cui l’Abruzzo intero – e non solo la città dell’Aquila – darà il suo ultimo saluto commosso alla famiglia Vicentini, svanita nella tragedia di Tempera. C’è chi già da ieri affolla l’obitorio dell’ospedale San Salvatore. Ma è oggi alle 15, nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, che è attesa una vera e propria marea umana.
Per dare l’addio a Massimo Vicentini. Vittima due volte. Prima di quella malattia generativa che lo aveva colpito dalla nascita, che si era aggravata poche settimane fa, a 42 anni. E poi vittima della pistola del padre, in una strage a cui si può tentare di dare una spiegazione – la depressione di un genitore che non vede via di uscita – ma che in alcun modo può essere giustificata dalla disabilità del figlio, come ha urlato nei giorni scorsi l’attivista e amico Massimo Prosperococco. Di sicuro «è necessario rafforzare il sostegno a chi si prende cura delle persone con disabilità», come ci ha tenuto a dire ieri la ministra Alessandra Locatelli nella visita in Abruzzo alla famiglia della piccola Noemi. Ma Massimo Vicentini amava vivere, aveva tanti amici all’Aquila, a Tortoreto dove amava passare l’estate, nelle Marche dove giocava a hockey e in tutta Italia.
A Collemaggio si darà l’addio anche ad Alessandra Vicentini. Apprezzata dietista del reparto di Oncologia dell’ospedale di Teramo, 36 anni, tanti sogni, tutti svaniti. Anche lei vittima di un dramma familiare trasformato in tragedia dal padre. Frutto di difficoltà familiari di cui fino a pochi mesi fa, come ricordano gli amici, si era fatta carico soprattutto Carla Pasqua, la mamma. Aveva 69 anni e da poco era andata in pensione, dopo aver lavorato nella Asl aquilana.
L’ultimo saluto è anche per Carlo Vicentini, la mano dietro alla pistola che una settimana fa ha compiuto la strage di Tempera. Ex primario di Urologia negli ospedali di Teramo e di Atri e professore universitario all’Aquila. Un professionista di altissimo profilo, stimato in tutta la regione e oltre. Amici e parenti hanno voluto sottolinearlo: amava la sua famiglia. Dopo la pensione, arrivata all’inizio dell’anno, però, c’è stata la caduta libera nella disperazione e nella depressione. Quindi l’esplosione con l’aggravamento delle condizioni del figlio, che non aveva modo di salvare dopo aver salvato migliaia di altre vite da medico. Fino alla decisione di togliere la vita a tutta la sua famiglia, compreso sé stesso, gesto che per gli inquirenti potrebbe essere stato meditato.
Unita come se ne è andata, così la famiglia Vicentini riposerà. Dopo i funerali, celebrati dal vescovo ausiliare Antonio D’Angelo, le quattro bare saranno infatti portate nel cimitero di Tempera. E lì saranno tumulate nella cappella di famiglia. Tutte insieme.
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