«È la fine di un incubo lungo anni»

29 Gennaio 2019

Parlano alcune persone che hanno denunciato rompendo il muro di omertà 

SAN BENEDETTO DEI MARSI. «Siamo stati terrorizzati, la Marsica è stata terrorizzata. Per noi è la fine di un incubo». Alcuni imprenditori che hanno avuto il coraggio di infrangere il muro dell’omertà raccontano lunghi periodi di tormenti e vessazioni. Racconti in parte contenuti nell’ordinanza che ieri mattina ha portato in carcere Antonio Troiani.
L’uomo di San Benedetto dei Marsi è assistito dall’avvocato Antonio Milo e nei prossimi giorni verrà sottoposto a interrogatorio di garanzia.
«Ringraziamo in particolare sia il procuratore Andrea Padalino che il maggiore dei carabinieri Edoardo Commandè per l’egregio lavoro svolto», sottolineano gli imprenditori coinvolti nella vicenda sfociata nel fermo di Troiani, «e il gip Maria Proia che ha dato il giusto epilogo a questa vicenda che andava avanti da anni e che ha terrorizzato la Marsica. Un ringraziamento va anche al capitano Marco Mascolo, che adesso si trova a Rieti: è anche grazie a lui se sono state riaperte le indagini. Abbiamo subìto danni e minacce. Ritorsioni di ogni genere, persino nei confronti di chi, da quest’uomo, aveva avuto dei preventivi non andati a buon fine».
Nel corso delle indagini sono state disposte intercettazioni telefoniche da parte del gip sulle utenze di entrambi gli indagati – Troiani e Mario Liberale – che secondo l’accusa confermano lo stretto legame tra i due.
Dall’indagine emergono dettagli di ogni genere. Uno dei roghi sarebbe stato appiccato per vendetta. Una vendetta nata per la spartizione di carne dopo l’uccisione di una vitella. Alla domanda degli inquirenti a un imprenditore sui possibili motivi di astio che avevano portato al rogo di un’attività, infatti, era emerso che Troiani e l’uomo avevano comprato in società una vitella. La divisione non equa della carne aveva fatto nascere un litigio, successivamente sfociato, stando alla denuncia, in episodi di violenza. (r.rs.)
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