È partita la corsa per fare la spesa

Nella notte di lunedì, dopo il decreto, presi d’assalto i supermercati aperti 24 ore su 24. File anche alle farmacie
L’AQUILA. «Siamo stati anni in zona rossa, due o tre settimane ci rimbalzano».
Ben lungi dal voler ostentare sicurezza, anzi, piuttosto preoccupato per l'emergenza di questi giorni e le possibili ripercussioni sulla sua attività, Marcello Bernardi affida queste parole all'inizio della sua giornata, prima di dedicarsi a sistemare chitarre e bassi negli espositori igienizzati e sanificati con cura. Titolare di Musicaviva, sa bene cosa vuol dire fare conti con punti di riferimento sempre inediti, in cui si passa da un'emergenza all'altra. Prima il terremoto, a costringere la sua attività a lasciare il centro storico e affrontare diversi traslochi, oltre a una crisi economica che condiziona l'attività di tante piccole e medie attività commerciali. Ora il coronavirus, che ha dimezzato i clienti, anche se c'è chi non rinuncia a cambiare le corde o lasciare uno strumento al laboratorio di liuteria del suo socio Massimiliano Etere. Sempre nel rispetto delle distanze di sicurezza interprersonale indicate nel Dpcm. Il negozio lo consente e quello che avviene all'interno è perfettamente nella norma.
ASSALTO SUPERMERCATI. Ciò che, invece, sfugge alla comprensione è l'assalto notturno al Carrefour nelle ore immediatamente successive all'annuncio del premier Giuseppe Conte dell'istituzione della “zona protetta” in tutta la Penisola.
Bersagliati i supermercati aperti 24 ore su 24, in particolare quello di Acquasanta, con il personale della sicurezza costretto a intervenire e smistare le file sino alle 2 di notte, chiedendo ai clienti di entrare a gruppi di dieci.
Carrelli riempiti fino all'orlo, con generi di prima necessità (pasta e scorte di sugo, senza pensare al domani) ma anche bottiglie di birra, vino e liquori di vario genere, come se ci fosse un problema di approvvigionamento alimentare.
SCORTE ALIMENTARI INUTILI. Prima che venissero comunicate le nuove misure, Coldiretti aveva invitato a non generare allarmismi sui rifornimenti «che sono garantiti in tutto il nostro territorio» invitando, tra l'altro, a evitare inutili e rischiosi assembramenti. Situazione decisamente più gestibile nella giornata di ieri, dove le code, più che altro, sono state generate dalle misure di sicurezza che consentono l'ingresso di un cliente alla volta nei punti vendita (massimo tre in alcuni supermercati). Il flusso di gente è stato gestito nel rispetto della distanza di sicurezza. Rigidissime anche le misure di sicurezza alla Coop e alla Conad dell'Aquilone, con il personale in mascherina e guanti disponibili per i clienti all'ingresso. Una situazione analoga registrata anche all'ingresso delle farmacie.
LE PALESTRE. Ieri è stata anche la giornata in cui le strutture sportive hanno dovuto annunciare la chiusura fino al 3 aprile. «Se chiude anche Antonio Cicolani, la situazione è seria», ironizzano i clienti della Olympus, Aperta H24. Chiuse le realtà di aggregazione e i Centri anziani patrocinati dal Comune, i cui funzionari hanno ieri verificato l'applicazione del decreto, così come le piscine. Si può fare solo sport all'aria aperta e non in gruppo.
Il mercato di piazza d'Armi si svuota. «In questi giorni, stiamo suggerendo agli ambulanti di valutare la possibilità di restare a casa e aspettare la fine di questo periodo e ripartire meglio di prima», rimarca Alberto Capretti (Fiva Confcommercio).
IN CENTRO. Anche in centro storico la realtà si presenta piuttosto delicata. «Adesso iniziamo a sentire la pressione», valuta Luca Ciuffetelli, del bar del Corso, il cui esercizio – solitamente attivo – registra un calo importante di clienti. Qualcuno al bancone oltre al caffè chiede un goccio di Amuchina. «Sacrosanta la campagna che invita a restare a casa», commenta il presidente della Confcommercio Roberto Donatelli, «ma adesso abbiamo bisogno di misure concrete e urgenti a sostegno da parte del governo». Antonio Tresca aveva già comunicato la chiusura del suo Vermuttino, con lui molte altre attività. Dalle 18 tutte le attività chiudono e i ristoranti sono costretti a fare i conti con la possibilità di lavorare solo a pranzo. Ma molti hanno già chiuso anche a pranzo.
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