È boom di imprese-donna La regione è terza in Italia

Crescono le aziende al femminile (25,9%) rispetto alla media nazionale (22%) Ferrone (Cna Abruzzo): bene soprattutto i comparti innovativi come l’informatica
L'AQUILA. In Abruzzo è boom di imprese "in rosa". La regione, stando al IV Rapporto nazionale sull'imprenditoria femminile, presentato da Unioncamere a Roma, è la terza regione in Italia in termini di imprese guidate da donne, con il 25,9 per cento. Sono 340mila le aziende al femminile, sul territorio nazionale, il 22% del totale e, negli ultimi cinque anni, sono cresciute a un ritmo più sostenuto di quelle maschili: il 2,9% in più contro lo 0,3%. Un dato da leggere con la dovuta attenzione, spiega Luciana Ferrone, presidente del Comitato per l'imprenditoria femminile della Camera di commercio Chieti-Pescara, vice presidente nazionale e presidente regionale di Impresa donna della Cna Abruzzo. «L'aumento esponenziale di imprenditrici in Abruzzo», sostiene, «è legato alla mancanza di opportunità occupazionali. In assenza di lavoro, le donne devono reinventarsi, dando forma a nuove idee».
DONNE AL TIMONE. Un'impresa su cinque è al femminile. «In valori assoluti», si legge nel Rapporto di Unioncamere, «l’aumento delle imprese femminili è stato più del triplo rispetto a quelle maschili: 38.080 imprese contro 12.704. In sostanza, le aziende a conduzione femminili hanno contribuito a ben il 75% dell’incremento complessivo di tutte le imprese in Italia, pari a 50.784 unità. Anche se ancora fortemente concentrate nei settori tradizionali, le imprese di donne stanno crescendo, soprattutto, in comparti innovativi. È il caso delle attività professionali scientifiche e tecniche, +17,4% contro +9,3% di quelle maschili, e dell’informatica e telecomunicazioni, +9,1% contro il +8,9%. E l'Abruzzo, nella classifica nazionale, agguanta il terzo posto, trainato dalla provincia di Chieti, in termini di incidenza territoriale sul totale delle imprese.
LE CRITICITÀ. C'è anche il risvolto della medaglia: tra aprile e giugno scorso le iscrizioni di nuove aziende guidate da donne, a livello nazionale, sono state 10mila in meno rispetto allo stesso trimestre del 2019, con 5mila perse in confronto allo scorso anno. «La pandemia ha mostrato una serie di fragilità latenti: le giovani donne d’impresa hanno una minore propensione all’innovazione, investono meno nelle tecnologie digitali e sono meno internazionalizzate», spiega Unioncamere. Un calo pari al 42,3%, superiore a quello registrato dalle imprese maschili (-35,2%). Un rallentamento delle iscrizioni, su cui ha inciso pesantemente il lockdown.
FORMAZIONE CONTINUA. Ferrone richiama al ruolo, primario, della Regione, delle Camere di commercio e delle associazioni di categoria «che devono veicolare i finanziamenti e le informazioni utili per fare impresa, con un occhio attento alle realtà emergenti. Far capire come si fa impresa, quali le strategie da adottare e come far funzionare un'azienda, oltre alla giusta canalizzazione delle nuove attività. In tal senso, ho dato incarico al Dipartimenti di economia dell'Università D'Annunzio di effettuare uno studio sulle attività emergenti in Abruzzo, in modo da puntare sulla formazione e convogliare le idee innovative sui settori che offrono maggiori spazi di inserimento. Non solo digitalizzazione, ma internazionalizzazione e formazione. Perché», conclude Ferrone, «un'impresa non va solo avviata, ma accompagnata nel processo di crescita. Come Camera di commercio stiamo incrociando i dati sulle partite Iva che aprono e quelle che chiudono per capire dove indirizzare gli investimenti e fare formazione per gli imprenditori che vogliono mettere in piedi un'azienda».(m.p.)
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