È morta la professoressa Bilotti In lutto colleghi ed ex studenti

La storica docente dell’istituto comprensivo Michetti aveva 68 anni. Il cordoglio del sindaco Luciani Ma la figlia accusa: «Le hanno fatto il tampone il 16 marzo e il risultato è arrivato solo dopo la morte»
FRANCAVILLA. Ha lottato per un mese e mezzo prima di arrendersi al coronavirus, la professoressa Mina Bilotti, 68 anni, deceduta in ospedale, a Chieti, dov’era ricoverata dall'inizio di aprile.
Per oltre un ventennio la professoressa ha insegnato le materie letterarie all'istituto comprensivo Michetti di Francavilla, diventando un punto di riferimento per migliaia di studenti. Gli stessi che alla notizia della sua morte hanno riempito di affetto la famiglia della docente, come racconta la figlia Serena: «Posso solo dire grazie a tutti, ad alunni e colleghi. Il loro calore e la loro vicinanza sono per tutti noi un conforto, un appiglio, in un momento comprensibilmente difficile». Anche l'attuale dirigente scolastico dell'istituto, Daniela Bianco, ci tiene a far arrivare il suo messaggio, dopo che la scuola aveva già espresso le condoglianze con un post su facebook: «È stata un pilastro della nostra scuola. Mi piace ricordare il suo lato umano: una persona mai inopportuna, sempre posata, garbata. Ha accompagnato la crescita di tanti studenti che adesso la piangono». Anche il sindaco Antonio Luciani ha voluto ricordarla pubblicamente ieri mattina, facendo «le condoglianze più sentite alla famiglia», nel corso della sua finestra quotidiana sui social.
Oltre al dolore però, la scomparsa della professoressa Bilotti porta con sé rabbia e tanti punti interrogativi sollevati proprio dalla figlia circa la gestione della malattia.
«È stata sottoposta a tampone il 16 marzo e il risultato della positività è arrivato solo dopo la morte», racconta la ragazza, che poi spiega: «Dall’inizio del mese scorso mia madre ha accusato i primi sintomi del virus, così il medico di base le ha prescritto dei forti antibiotici. Senza alcun miglioramento però, il 16 marzo ha preferito richiedere l'intervento del 118. Il personale ha escluso che si trattasse di coronavirus, ma lei si è ugualmente recata a Chieti per fare il tampone». Il risultato però non arriva: «Il primo aprile le sue condizioni sono ulteriormente peggiorante e in assenza del responso mio padre ha deciso di portarla nuovamente a Chieti chiedendone il ricovero. Purtroppo le sue sensazioni erano corrette: la tac ha evidenziato una polmonite, e tre giorni dopo i medici hanno dovuta intubarla. Nel frattempo ci hanno comunicato che il primo tampone era stato smarrito e per questo il 6 aprile gliene hanno fatto un altro». Ormai però, le condizioni erano critiche: «Nonostante questo, la sua positività è stata accertata solo il 16 aprile, dopo la morte».
Proprio per quanto accaduto durante l'iter clinico, è sempre la figlia a paventare l’ipotesi di un’azione legale: «Ci stiamo pensando. In questo momento la nostra famiglia vuole solo vivere il dolore del lutto, ma insieme al nostro avvocato valuteremo se ci sono gli estremi. Del resto, un tampone perso e un mese per avere il risultato, tra l'altro dopo il decesso, sono elementi che ci lasciano perplessi». Serena, insieme al papà Raffaele, al marito e alla figlia, ha accompagnato ieri mattina il feretro della mamma al cimitero di Villamagna, per una benedizione strettamente privata condizionata dalle disposizioni anti Covid.
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