A 10 anni dal sisma ricostruzione al 50%

9 Settembre 2019

I dati dell’Ufficio speciale di Fossa sul patrimonio privato. Nei comuni del “doppio cratere” la percentuale è al 15%

L’AQUILA. L’Aquila, Pescara, Teramo per i danni privati, a cui si aggiunge Chieti se si considerano i danni agli edifici pubblici, scuole comprese. La sfida della ricostruzione, affidata con la Legge di Stabilità del 2012 all’Ufficio speciale per la ricostruzione dei Comuni del cratere (con sede a Fossa) è ardua. Dopo 10 anni dal sisma è a metà del guado (50%), con punte del 70% nei contesti più virtuosi, ma anche con deludente 15% nelle zone del cosiddetto “doppio cratere”: dove, cioè, nel frattempo a complicare le cose sono arrivati i terremoti dell’agosto 2016 e del gennaio 2017. La partita della ricostruzione deve essere fronteggiata su più livelli senza mai abbassare la guardia, ma quando il diavolo ci mette lo zampino tutto è più difficile: come, per esempio, le continue crisi di Governo, che cambiano gli scenari, gli strumenti normativi, le sensibilità e, soprattutto, gli interlocutori.
CRISI DI GOVERNO. Ecco dunque che l’ufficio di Fossa, che deve gestire la rinascita di 56 Comuni ricadenti nel cratere sismico, più 121 fuori cratere con danni più lievi, dall’8 agosto è senza un referente. Non c’è certezza sulla riconferma del sottosegretario Vito Crimi (M5S), delegato dell’ex governo gialloverde alla ricostruzione, con il rischio che si dovrà ricominciare tutto da capo.
A CHE PUNTO SIAMO. In media è stato consegnato il 60% dei progetti di ricostruzione, per un totale di 1,6 miliardi di euro. «Per i Comuni del cratere sismico stimiamo 5 anni per la chiusura di tutte le istruttorie», spiega il responsabile dell’Usrc Raffaello Fico, «mancano progetti per 1 miliardo di euro. Per quanto riguarda i Comuni fuori cratere, invece, entro due anni dovremmo concludere le attività». Tra i più virtuosi, ci sono i borghi pescaresi di Cugnoli e di Montebello di Bertona e l’aquilano Barisciano; molto complessa la situazione dei Comuni di Popoli o di Bussi sul Tirino. In quest’ultimo caso, sono diversi i consorzi incappati in indagini penali e commissariamenti per il rischio d’infiltrazioni mafiose. DOPPIO CRATERE. A tre anni dal terremoto del 24 agosto del 2016 e a quasi due da quello del 2017, l’accavallamento normativo in alcuni casi, o il vuoto normativo in altri, blocca la ricostruzione. E i Comuni che stavano cominciando ad aprire i primi cantieri, sono tornati indietro. Immobile è ad esempio la situazione a Montorio al Vomano, Castelli, Colledara, Arsita, Fano Adriano, Penna Sant’Andrea, Tossicia e Pietracamela (in provincia di Teramo), oppure nei comuni aquilani dell’Alta Valle dell’Aterno, come Pizzoli, Barete, Cagnano Amiterno, Montereale, Capitignano e Campotosto. Per tutti, l’urgenza da risolvere è quella dell’aggravamento del danno causato dal sisma del 2016/2017 su immobili già colpiti da quello del 2009. Finalmente, dopo due mesi di attesa, mercoledì 11 Fico incontrerà a Rieti il commissario del sisma Centro Italia Piero Farabollini, l’unico che può mettere mano a questi problemi.
PRATICHE ACCUMULATE. Grazie a un processo di accentramento e di razionalizzazione del personale, da gennaio a giugno di quest’anno l’Ufficio di Fossa ha dimezzato le pratiche giacenti da almeno 4 anni e che bloccavano fondi per circa 550 milioni di euro. La causa dei rallentamenti nell’esame delle pratiche, oltre che da ricondurre alla disomogenea distribuzione del personale negli uffici decentrati, è anche la cronica tendenza degli studi professionali a concentrare molti progetti, con il risultato di non riuscire a portarli a termine. Sono tre gli uffici che saranno chiusi tra settembre e ottobre (Barete, Castel del Monte e Caporciano) e il cui personale transiterà a Fossa.
FONDI IN SCADENZA. Con un costo stimato di circa 5 miliardi stanziati fino al 2020 dal Governo Renzi con la Finanziaria del 2012, non si copre tutto il fabbisogno della ricostruzione, che si estenderà ben oltre. «Servono ulteriori stanziamenti», dice Fico, «quelli a disposizione non basteranno nemmeno per chiudere questa prima fase della ricostruzione. Se consideriamo la ricostruzione privata e pubblica (ancora 500 milioni di euro) abbiamo ancora bisogno di circa 4 miliardi». Si capisce che, essendo il 2020 alle porte, il pressing sul nuovo Governo per avere garanzie di nuove risorse dovrebbe essere la priorità delle priorità per la politica locale.
STRUTTURA DI MISSIONE. Intanto è cambiato il coordinatore della Struttura di missione che da palazzo Chigi governa i processi della ricostruzione, facendo da raccordo tra l’Abruzzo e il Governo. Da una settimana al posto di Raniero Fabrizi è arrivato Roberto Marino, già capo Dipartimento “Casa Italia”, il grande piano di messa in sicurezza del patrimonio pubblico nazionale voluto da Renzi; progetto accantonato dall’esecutivo gialloverde e che ora con il nuovo esecutivo potrebbe essere riesumato. “Casa Italia” sarebbe dovuto partire da una città abruzzese, Sulmona, che ha una grande vulnerabilità sismica.