A digiuno da 12 giorni per la Grande Pescara

15 Gennaio 2016

L’avvocato Di Carlo, segretario di Radicali Abruzzo: lavoro ma ho sospeso lo sport, aspetto l’impegno di D’Alfonso

PESCARA. Un tempo c’erano gli scioperi della fame per la legalizzazione delle droghe leggere e la legalizzazione dell’aborto. Oggi l’ultima battaglia radicale si è spostata da un piano ideologico a un piano comunale: Alessio Di Carlo, avvocato e segretario di Radicali Abruzzo, dalla mezzanotte del 2 gennaio ha smesso di mangiare per protestare contro la mancata applicazione del referendum consultivo per la nascita della Nuova Pescara con la fusione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Una contestazione estrema che incontra il sostegno dei vertici nazionali del partito, in primis il segretario Riccardo Magi, il tesoriere Valerio Federico e la deputata Mara Mucci che oggi depositerà un’interrogazione urgente al ministro dell’Interno Alfano per chiedere il rispetto dello statuto regionale abruzzese e della legge attuativa del referendum. Intanto il pescarese Di Carlo si dice pronto a continuare lo sciopero della fame «fino a quando non ci sarà il voto del consiglio regionale o almeno un’apertura del presidente della Regione D’Alfonso». Il regime alimentare seguito è quello della tradizione radicale: solo 3 cappuccini al giorno o, in alternativa, 3 spremute d’arancia, acqua e caffè amaro. Lo incontriamo a ora di pranzo, mentre ordina il suo secondo cappuccino: bollente e con due bustine di dolcificante. «È una vecchia regola dei radicali», dice, «il dolcificante lo prendo al posto dello zucchero».

Avvocato Di Carlo, come si sente al dodicesimo giorno di sciopero della fame?

«Non è facile, ma di giorno è meglio che di sera. Continuo a lavorare, ho sospeso lo sport».

Quando terminerà la sua battaglia?

«Andrò avanti fino a quando il consiglio regionale non voterà l’istituzione della Nuova Pescara. Una legge che doveva essere fatta entro 60 giorni dal referendum, ma che è rimasta inapplicata da 20 mesi nelsilenzio delle altre forze politiche. Mi auguro che i tempi siano brevi, per rispetto della volontà popolare. Se vedrò almeno un gesto di apertura di D'Alfonso, sono disposto a sospendere».

Come mai ha scelto lo strumento dello sciopero della fame, considerato che in passato i Radicali hanno digiunato contro il proibizionismo delle droghe leggere, l’obiezione di coscienza o il sovraffollamento delle carceri?

«I Radicali Italiani hanno deciso nell’ultimo congresso di porre al centro dell’attenzione tematiche comunali e di promuovere lo sviluppo della politica federalista. In questo caso stiamo parlando di una violazione regolamentare e del mancato rispetto di quel principio di legalità che è tra i fondamenti del pensiero radicale. Per questo i vertici nazionali condividono e sostengono questa battaglia».

Il referendum per la Nuova Pescara ha spopolato con il 66% di preferenze, perché è rimasto inapplicato?

«Chi non ha rispettato la legge è stata la Regione. Solo un consigliere dei 5 Stelle, Mercante, autonomamente ha presentato una proposta di legge che non è stata mai discussa. Oggi chiediamo l’immediata calendarizzazione, l’esame nella commissione entro una data certa e l’impegno pubblico di D’Alfonso a dare inizio alla discussione consiliare».

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