A messa nel segno della prudenza Anche i posti a sedere sono contati

Comunione consegnata a mano dal sacerdote, niente cori né segni di pace né raccolta delle offerte Don Francesco: «Ora però ci sono più fedeli di prima». E don Vincenzo invita a «vivere nella speranza»
PESCARA. La parola d'ordine è prudenza, anche in chiesa. Gli ingressi sono contingentati, i posti a sedere limitati rispetto al passato, c'è il gel igienizzante per le mani vicino all'ingresso e poi la porta di uscita è diversa da quella dell'entrata, in alcuni casi.
La riapertura delle chiese per le celebrazioni dopo il lockdown ha sicuramente il sapore gradevole e appagante della comunità ritrovata e dell'Eucarestia, ma porta anche il segno (inevitabile) dell'epidemia, di ciò che è stato dall'inizio di marzo e di ciò che ancora è.
I VADEMECUM Attenersi alle regole è fondamentale, per evitare di fare un passo indietro e di far riesplodere i contagi, e proprio per questo nelle chiese della città sono comparsi dei sintetici vademecum, diversi da un posto all'altro, con le regole da seguire durante le celebrazioni. Primo obbligo, indossare la mascherina. Poi, è vietato entrare in chiesa se si avvertono sintomi influenzali o febbre o se si è stati a contatto con chi è risultato positivo al Covid 19.
Regole che intaccano anche alcuni simboli, come lo scambio del segno della pace, che non avviene, e la distribuzione della comunione (in mano), durante la quale i fedeli restano al proprio posto e il sacerdote si occupa della consegna, come accade nella chiesa di San Pietro Apostolo. Nessun libro dei canti sui banchi, niente foglietto della messa e niente coro. Tra le novità, c'è anche la mancata raccolta delle offerte durante le celebrazioni (il denaro si lascia nei cestini). Impossibile sbagliare, specie in alcune chiese: allo Spirito Santo, ad esempio, i banchi di legno non si possono usare e sono stati interdetti con un nastro di plastica, per evitare che la sanificazione ripetuta li danneggi, e vanno usate le sedie.
VIETATO SEDERSI Alla chiesa di San Gabriele dell'Addolorata, invece, non possono entrare più di 160 persone: sui banchi sono stati attaccati dei divieti (con la scritta "Vietato sedersi") e su ogni panca possono sedersi due persone, a meno che non si tratti di una coppia con figli, ha chiarito don Rodolfo Soccio. Posti numerati al Cuore Immacolato di Maria, in via Vespucci, dove possono essere presenti al massimo in 90, ha specificato su un cartello don Albert Sedogo.
Per evitare assembramenti c'è chi ha scelto di usare uno spazio aperto, come ha fatto ieri pomeriggio don Cristiano Marcucci, che ha accolto i fedeli della parrocchia della Visitazione della Beata Vergine Maria sul prato a fianco alla chiesa, un'ampia distesa verde coperta dalle margheritine.
LA QUARANTENA Costante il riferimento, durante la santa messa, alla quarantena: la cerimonia è stata infatti dedicata «a questo tempo straordinario che tutti abbiamo vissuto, anche se in maniera diversa», con la consapevolezza che «non sappiamo cosa ci aspetta» e potrebbe «non essere finita». Come spesso accade, don Cristiano ha reso protagonisti i fedeli chiedendo loro di esprimere, con una parola, la sintesi di questi giorni, per poi invitare tutti ad «affidarci a qualcosa di più grande che non dipende da noi».
Sarà utilizzata un'area diversa dalla chiesa - il piazzale del convento - anche per due messe domenicali della Basilica Santuario Madonna dei sette dolori (ore 6,30 e ore 20), e le confessioni avvengono nell'ufficio parrocchiale e nelle stanze vicine, sempre per non creare ressa.
DOLCE PER RINGRAZIARE Nella cattedrale di San Cetteo, ieri mattina, c'erano più fedeli del solito. «Pensavo che non venissero più», ha commentato don Francesco Santuccione commuovendosi per la partecipazione ed esultando per le belle testimonianze ricevute dai fedeli, tra biglietti, messaggi whatsapp e anche un dolce, come ringraziamento per la vicinanza durante il lockdown con le messe su Facebook.
«Si è creato un bel clima e ci sono persone che prima venivano poco in chiesa e ora sono più convinte di quelle che vediamo sempre», ha aggiunto. E poi, ha concluso, «non si poteva ricominciare meglio di così, con la giornata dedicata a San Giovanni Paolo II».
IL RAMOSCELLO Chi ha assistito alla celebrazione nella Chiesa sul mare ha potuto portare a casa un simbolo di questa ripresa, il ramoscello di palma benedetta, che don Vincenzo Amadio ha sistemato vicino alle porte. E da lui è arrivato un messaggio di «gioia, perché ci ritroviamo a lodare il Signore dopo molto tempo», ma anche un invito «a vivere nella speranza, dopo un periodo in cui la nostra speranza è stata messa a dura prova».
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