A rischio la discarica Tremonti Fari puntati sul fiume Tirino

27 Marzo 2016

Bussi, gli ultimi dati dell’Arta segnalano una situazione preoccupante per gli inquinanti nel sottosuolo ma gli esperti rassicurano sulla buona qualità dell’acqua potabile erogata dall’impianto del Giardino

BUSSI. È limpida e cristallina l'acqua che sgorga dai rubinetti dei paesi della vallata del Pescara perché proviene dall'acquedotto Giardino che eroga, secondo gli esperti, le acque migliori d'Italia e neppure le colture risultano a rischio. Persiste, però, l'inquinamento ambientale che dal territorio di Bussi si estende verso il Pescarese attraversando, non piccoli siti privati, ma grandi appezzamenti che appartengono a Ferrovie, Anas, Società Autostrade, Enel, enti obbligati al monitoraggio dei suoli con le contro analisi dell'Arta, l’agenzia regionale per la tutela dell'ambiente, che effettua controlli periodici i cui risultati vengono inviati a Regione e ministero dell'Ambiente.

Dall'ultimo report dell'Arta, divulgato dal Forum abruzzese dei movimenti per l'Acqua, emerge un quadro preoccupante che riguarda più che altro l'inquinamento del sottosuolo, a una profondità di 40-50 metri, provocato da un incremento di dispersione di solventi clorurati, come tetracloro etilene e una attenuazione dello spargimento di metalli pesanti, quali piombo e mercurio, provenienti dalle discariche a monte 2A e 2B, storici siti altamente inquinanti. Così come non risulterebbe in sicurezza la discarica Tremonti, tra Bussi e Popoli, all'altezza della stazione ferroviaria, con a carico un processo di capping non ritenuto sufficiente ad arginare il fiume di sostanze inquinanti che scendono a valle e s’infiltrano nelle falde acquifere a parecchi metri di profondità. Persino gli sbarramenti, realizzati da tempo nell'area industriale di Bussi, starebbero vacillando e non fornirebbero, attualmente, quelle condizioni di sicurezza richieste dai limiti di legge, nonostante gli enormi impegni da parte della Solvay per creare una condizione permanente di disinquinamento. Parzialmente fuori dagli obiettivi inquinanti, risulterebbe il Tirino (affluente dell'Aterno-Pescara che nasce dal Gran Sasso). Favorito dal continuo ricambio delle acque che scendono verso Pescara, il fiume presenterebbe lievi tracce contaminanti che non destano gravi preoccupazioni. Anche il Tirino è oggetto di studio e frequenti analisi dell'Arta. Pur essendo l'area industrializzata altamente inquinata e inquinante, le colture non sarebbero a rischio perché lungo il tratto interessato dai veleni vi sono grandi appezzamenti di proprietà di Ferrovie, Anas, Società Autostrade, Enel, che avrebbero chiesto aiuto all'Arta per i monitoraggi periodici. L'emergenza nella zona è migliorata dopo la chiusura dei pozzi Sant'Angelo e San Rocco, all'altezza di Tocco da Casauria ma la situazione generale resta complicata e delicata soprattutto nell'area delle Gole di Popoli, punto di confluenza di un terzo delle acque abruzzesi che provengono dall'Aterno, Tirino, Gizio, Sagittario, Altipiano delle rocche e che restano costantemente a rischio. Difficile dire quando finirà l'emergenza, il sito è di interesse nazionale, sempre nel mirino degli ambientalisti e continuamente monitorato dall'agenzia regionale per l'ambiente.

Soluzioni definitive in tempi ravvicinati non si intravedono, mettere i siti in sicurezza è l'imperativo quotidiano. Gli esperti, comunque, rassicurano sul fatto che l'acqua che entra nelle case di tutti i paesi della Val Pescara è buona da bere e sicura perché proviene dall'acquedotto Giardino, un groviglio di tubature di enormi dimensioni, sorto intorno al 1958, che da Popoli e Pratola Peligna si dipanano fino ai Colli di Pescara, città che sino alla fine degli anni Cinquanta soffriva la sete. Prima dell'erogazione delle acque del Giardino, i pescaresi prelevavano da una serie di pozzi artesiani all'epoca dislocati nella zona dove oggi sorge l'ospedale civile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA