A Roma il grido d’aiuto di un territorio ferito

Stamattina manifestazione di cittadini e sindaci delle quattro province Sit-in davanti alla Camera per chiedere la modifica del decreto terremoto
TERAMO. E’ il grido d’aiuto di un’intera provincia quello che si leverà stamattina in piazza Montecitorio. In 1.800 teramani partiranno a bordo di 35 pullman alla volta di Roma, per sollecitare il riconoscimento di uno stato di calamità specifico e una modifica del cosiddetto decreto sisma.
I danni causati dalla letale combinazione neve-terremoto nel gennaio scorso e aggravati da un black out che in alcune zone della provincia ha superato i 10 giorni, superano i 500 milioni. Mezzo miliardo di euro di danni a cui la Provincia, i Comuni, le imprese, i singoli cittadini da soli non possono far fronte.
L’elenco delle richieste è contenuto in un lungo documento votato da tutti i sindaci e dalla Provincia. Alla presidenza del Consiglio dei ministri intanto si chiede il riconoscimento dello stato di emergenza derivante da calamità naturale con specifico riguardo per il territorio della provincia di Teramo «con la contestuale assegnazione di adeguate risorse finanziarie per fronteggiare le spese necessarie per il superamento dell’emergenza e con strumenti agevolativi analoghi a quelli previsti per l’emergenza sisma».
Altro punto ritenuto imprescindibile è, in fase di conversione del decreto sisma, l’estensione dell’area del cratere anche ai Comuni della fascia montana ad oggi esclusi, e di parificare ed estendere le misure previste per i Comuni già inseriti nel cratere anche al Comune di Teramo, eliminando le limitazioni esistenti. Sull’inclusione di altri Comuni pare ci sia disponibilità del governo, almeno a quanto ha anticipato il governatore Luciano D’Alfonso.
Al Dipartimento della Protezione civile si sollecita l’emanazione di specifiche ordinanze in cui sia prevista una assegnazione di risorse finanziarie proporzionale ai danni subiti nell’intero territorio della provincia di Teramo.
La delegazione sarà composta da una cinquantina fra sindaci, presidenti delle Province, dal presidente della Camera di commercio e un rappresentante sindacale e si propone di incontrare il presidente della Camera Pietro Grasso, la vice presidente della Camera Marina Sereni (la presidente Boldrini ha un altro impegno istituzionale) la relatrice della legge di conversione del decreto sisma e i capigruppo della Camera. Le misure sollecitate nel dettaglio sono tutte contenute in un documento che sarà loro consegnato. Ad esempio si sollecita l’eliminazione del taglio già previsto per l’anno 2017, per la Provincia di Teramo, e del taglio al fondo di solidarietà comunale per i Comuni; l’istituzione di un fondo speciale a copertura del minor gettito da entrate tributarie nelle casse comunali, per effetto del sisma; la proroga delle sospensioni degli adempimenti finanziari e contabili; l’eliminazione delle sanzioni di cui al patto 2015 per i Comuni e la sospensione delle rate dei mutui.
Basilare viene ritenuto lo stanziamento di fondi straordinari per la messa in sicurezza e l’adeguamento sismico di tutte le scuole della provincia, comprensive dei fondi per le verifiche di vulnerabilità, o in alternativa consentire alla Regione Abruzzo di accendere un mutuo per la valutazione della vulnerabilità sismica delle scuole. Sotto questo punto di vista in provincia la situazione è veramente critica: molte scuole sono lesionate irrimediabilmente, altre necessitano di lavori radicali di messa in sicurezza. Ma è ritenuto importante anche dare la possibilità alla Regione di rimodulare il Masterplan destinando prioritariamente le risorse per le opere di messa in sicurezza del territorio e di sostegno al tessuto economico –turistico e sociale colpito dal sisma e dalle altre calamità, fatti salvi gli interventi già individuati ricadenti nei comuni del cratere.
Ci sono precise misure a sostegno delle imprese e dei cittadini. Fra queste il riconoscimento di un contributo per l’autonoma sistemazione per i nuclei familiari la cui casa principale sia stata distrutta non solo dal terremoto, ma anche da neve e frane. Ma anche la sospensione delle tasse per due anni con previsione di successivo pagamento dilazionato in dieci anni per i residenti nei Comuni del cratere, nonché per quelli fuori cratere che hanno subito danni. Così per la sospensione dei mutui.
Per le imprese viene chiestala copertura integrale dei costi per il ripristino delle strutture, degli impianti, dei macchinari e delle attrezzature danneggiate. E anche delle materie prime e dei prodotti danneggiati. Su suggerimento dei sindacati sarà chiesta anche la proroga degli interventi di sostegno al reddito, a partire dagli ammortizzatori in deroga, da attuare non solo nelle aree dal cratere, ma anche per i comuni fuori dal cratere.
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