A San Giuliano il terrore come avvenne 16 anni fa

Parla Antonio Morelli, padre di Morena, una delle vittime del crollo della scuola «L’adrenalina l'abbiamo spesa tutta nel 2002. Un pensiero ai morti di Genova»
SAN GIULIANO DI PUGLIA . La scossa ha sorpreso gli abitanti di San Giuliano di Puglia mentre erano a cena. Il terremoto colpisce sempre inaspettato, e ogni volta alla mente torna la tragedia del 31 ottobre 2002, il crollo della scuola Jovine dove morirono 27 bambini e una maestra.
Anche Antonio Morelli, 62 anni, del comitato vittime di San Giuliano di Puglia, e papà di Morena, uno dei 27 angeli che hanno perso la vita sotto le macerie della scuola, ha avvertito la scossa di ieri sera.
«Sono a casa», conferma, raggiunto telefonicamente da il Centro dopo la scossa delle 20.19, «ormai la nostra adrenalina l’abbiamo già spesa tutta nel 2002». Morena aveva sei anni, e fu il papà a ritrovarla sotto le travi della scuola. Per quelle morti ci sono state delle condanne, ma nessuno potrà mai restituire a quelle famiglie ciò che hanno perso.
Altri, in paese, al contrario di Antonio, si sono riversati in strada. «Sì», dice, ho «visto persone scendere in strada, c’è tanta paura. Il paese è stato ricostruito ex novo, e non mi sembra che ci siano danni, solo panico, tanta paura nelle persone. Del resto, a queste cose non ci si abitua mai». Il dolore di chi ha perso una persona cara è un dolore che non passa. Quando si è “fortunati”, si impara a conviverci, eppure Antonio un pensiero lo vuole rivolgere, attraverso il nostro giornale, ai familiari delle vittime di Genova. «Se posso», dice, «vorrei spendere due parole per i familiari delle vittime di Genova, anche loro testimoni dell’ennesima tragedia all’italiana. Il mio cuore è con loro».
Ed è dell’anno scorso l’iniziativa di Antonio, che ha promosso una campagna per la sicurezza nelle scuole. «Innanzitutto», disse nel lanciare la campagna del 2017, «mi informerei come genitore, dopo la tragica esperienza di San Giuliano e quella che ha colpito la casa dello studente all’Aquila. Chiederei ai vari sindaci tutte le certificazioni e se quella scuola dove mando mio figlio o mia figlia ha tutte le carte in regola. Se risultasse che la scuola non ha i requisiti, terrei i miei figli a casa. Se fossi in Abruzzo farei una battaglia per la sicurezza dei ragazzi. E direi ai genitori: attenzione perché quando succede una disgrazia nessuno può portare le lancette degli orologi indietro. È qualcosa di doloroso, credetemi, molto doloroso». (a.bag.)

