A scuola 164mila alunni: sono quasi mille in meno

Il report della Flc Cgil disegna un quadro critico sull’anno che sta per cominciare Dal calo inarrestabile degli studenti e gli accorpamenti al taglio di molti istituti
PESCARA. Dal 13 settembre si ricomincia. L’inizio di un nuovo anno scolastico rappresenta l’occasione per fare il punto della situazione su criticità, problematiche e prospettive del sistema scolastico in Abruzzo.
«Ci piacerebbe lanciare messaggi di ottimismo e speranza nel futuro, ma la realtà che abbiamo di fronte, purtroppo, è tutt’altro che rosea», esordisce Pino La Fratta, segretario generale Flc Cgil Abruzzo Molise, «le scuole riapriranno grazie al grande impegno dei lavoratori, docenti, personale Ata e dirigenti scolastici, e degli Uffici scolastici, non certo grazie al sostegno della politica locale e nazionale».
MANCANO ALL’APPELLO.
Il primo dato con il quale bisogna fare i conti in Abruzzo è quello della riduzione del numero degli alunni.
Erano 165.148 nel 2022/23, sono 164.235 oggi: per l’anno scolastico 2023/24 quindi mancano all’appello 913 alunni (l’anno scorso la perdita è stata di 2.723 unità). Continua così il trend negativo che ha portato, in 10 anni, a far segnare oltre 16.000 studenti in meno nelle scuole pubbliche abruzzesi. «Un dato che da solo documenta il grave problema della denatalità e dello spopolamento, particolarmente accentuato nelle aree interne», sottolinea La Fratta.
«Il problema è che l’attribuzione degli organici dei docenti e degli Ata a livello nazionale penalizza le aree interne e i territori soggetti a spopolamento perché i posti sono attribuiti solo in percentuale al numero degli alunni, non tenendo presento le criticità e le peculiarità dei territori. In Abruzzo, il 20% del personale è precario e, nell’arco di 15 anni, è venuto meno il 25% dei posti (176 assistenti amministrativi, 109 Assistenti tecnici e ben 956 collaboratori scolastici), mentre Il carico di lavoro è in costante crescita anche per le esigenze connesse all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. A fronte di tali numeri», prosegue il sindacalista, «e nonostante un primo provvedimento di attribuzione di organico in deroga da parte dell’Ufficio scolastico regionale (341 unità), se non ci sarà un incremento di posti sarà difficile, in molte scuole, garantire adeguatamente il servizio».
Passando poi ai docenti, anche quest’anno avremo quasi 4.500 precari, «ma ciò che davvero spaventa», denuncia La Fratta, «è l’enorme sproporzione tra organico stabile (3.249 posti) e in deroga nel sostegno (oltre 3.000): solo il 50% dei posti sono duraturi, a fronte di una percentuale che dovrebbe invece attestarsi intorno all’80%. Occorrerebbe consolidare questi posti per dare risposte sia ai docenti precari sia e soprattutto agli alunni diversamente abili, che purtroppo si trovano ogni anno a cambiare insegnanti».
IL TEMPO “VUOTO”.
L’Abruzzo resta una delle regioni con la percentuale più bassa di classi in cui è attivato il tempo pieno (meno del 25%, contro il 50% delle altre regioni).
«Questa situazione, dovuta ad organici insufficienti e, di fatto, alla poca richiesta da parte delle famiglie ma solo perché i Comuni non forniscono i servizi di trasporto e mensa scolastica, penalizza ulteriormente l’Abruzzo. Ma di fronte a tutte queste criticità», incalza il sindacalista, «la politica risponde con l’ennesimo taglio, applicando la nuova norma sul dimensionamento scolastico».
I TAGLI MASSICCI.
La legge di Bilancio 2023 ha modificato i parametri relativi al numero delle istituzioni scolastiche da attribuire ad ogni regione. Le nuove norme prevedono che l’organico di dirigenti scolastici e direttori dei servizi amministrativi venga definito da un decreto, emanato di concerto tra ministero dell’Istruzione e dell’Economia, previo un accordo con la Conferenza Stato - Regioni.
La misura è però ritenuta critica dalle Regioni, tra cui anche l’Abruzzo, tanto che l’accordo in Conferenza non c’è stato, ma il Governo è intenzionato ad agire comunque con un decreto interministeriale. Si prevede così un innalzamento dei parametri per l’attribuzione del numero di autonomie scolastiche, che verranno attribuite ad ogni regione in proporzione al numero degli alunni. E la normativa, che si applicherà tra un anno, porterà in Abruzzo al taglio di 11 Istituzioni scolastiche: dalle 190 attuali si passerà a 179.
«Si tratta però solo dell’inizio», avverte il responsabile della Flc Cgil, «se il criterio verrà confermato, complice il costante decremento demografico, la nostra regione rischia ulteriori tagli. Basti pensare che l’Istat ha stimato che in Abruzzo nei prossimi 10 anni si perderanno altri 28.000 alunni».
A CHE PUNTO SIAMO.
Dopo una prima riunione del “tavolo del dimensionamento” a livello regionale e l’emanazione da parte della giunta Marsilio di linee guida e di un cronoprogramma dei lavori, la partita ora è passata alle quattro Province, che dovranno trasmettere entro settembre alla Regione le bozze dei loro piani, in modo da proseguire i lavori che, a loro volta, porteranno all’adozione, per novembre, del nuovo Piano regionale della rete scolastica per il 2024/25. «Ma nei tavoli provinciali che si sono svolti fino a questo momento (sia all’Aquila che a Teramo) è emerso, giustamente, il no unanime al taglio di ulteriori istituzioni scolastiche, come sostiene decisamente la Flc Cgil Abruzzo Molise», ribadisce La Fratta.
CRITICA E PROPOSTE.
«Non ci si può limitare ad assecondare la dinamica demografica e tagliare in proporzione il numero degli alunni, accorpando le classi, perché si rischia una spirale inarrestabile», è la linea del sindacato, «la particolare olografia dell’Abruzzo, la presenza di comuni montani e la mancanza di efficienti reti di trasporto non daranno scampo alla nostra regione».
Ma c’è una uscita di sicurezza. «Per invertire la denatalità», afferma La Fratta, «servono politiche adatte a sostenere l’occupazione stabile di giovani e donne e investimenti idonei a garantire un migliore rapporto tra esigenze di vita e lavoro: più asili nido, gratuità e obbligatorietà delle scuole dell’infanzia, aumento del tempo pieno e tempo prolungato. Per questo, non ci limiteremo alla semplice denuncia o alla solita generica sollecitazione all’intervento verso la classe politica nazionale o regionale. Da subito, chiameremo il personale della scuola a partecipare alla discussione e al confronto con il nostro sindacato, organizzando nel mese di settembre e ottobre assemblee in tutti gli istituti della regione».
«Inoltre», conclude il sindacalista, «chiediamo ai lavoratori e alle lavoratrici dell’istruzione e la conoscenza a partecipare alla manifestazione nazionale del 7 ottobre prossimo. Per noi l’autunno sarà una stagione di lotta per i diritti (istruzione, salute, lavoro e pensione) e per una scuola che sia messa strutturalmente in condizione di istruire e fornire competenze alle nuove generazioni».
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