Abruzzo, altri 34 contagiati Albani: allerta nell’Aquilano

31 Agosto 2020

Il responsabile dell’emergenza: «Più tamponi per spegnere subito i focolai»

L’AQUILA. «Stiamo monitorando molto attentamente il territorio aquilano, che in questo momento è la zona più stressata dal Covid». A parlare è il responsabile Abruzzo dell’emergenza coronavirus e membro del Comitato tecnico scientifico regionale, Alberto Albani. Insieme all’assessore regionale con delega alle Aree interne, Guido Liris, Albani, direttore della Uoc di Medicina e Chirurgia d’urgenza della Asl di Pescara, è intervenuto ieri mattina nella conferenza stampa convocata dal sindaco di Lucoli, Valter Chiappini, per comunicare la revoca della zona rossa che era stata istituita giovedì scorso con ordinanza comunale nella frazione di Casamaina, a seguito del verificarsi di un mini focolaio emerso a cavallo del ponte di Ferragosto.
NUOVI TEST TRA 10 GIORNI. Il provvedimento firmato dal sindaco Chiappini, entrato in vigore nella mezzanotte del 28 agosto, sarebbe dovuto durare fino alla mezzanotte del primo settembre. La decisione di annullarlo prima del tempo è dipesa dal fatto che lo screening a tappeto condotto sugli abitanti della piccola frazione del comune dell’entroterra aquilano situato alle porte di Campo Felice – meta estiva di migliaia di turisti, soprattutto romani – ha fatto emergere, a fronte di 146 tamponi effettuati, 5 casi positivi, che, andando a sommarsi a quelli già tracciati nei giorni scorsi, hanno portato a 15 il totale delle persone complessivamente contagiate. Di queste, ha fatto sapere il primo cittadino, solo una, una signora di 88 anni, è stata ricoverata in ospedale. Le altre sono tutte in buone condizioni di salute e si trovano in isolamento nelle proprie abitazioni. Un quadro generale che Regione e Asl hanno giudicato non preoccupante, dando l’ok al Comune per il ritiro della misura restrittiva. Tuttavia, la situazione continuerà a essere tenuta sotto stretta osservazione, tant’è che, tra 10 giorni, il tempo corrispondente al periodo di incubazione della malattia, la procedura dei test a tappeto su tutti i residenti e i dimoranti della frazione sarà ripetuta di nuovo.
L’AQUILANO MONITORATO. Nel giorno in cui in Abruzzo sono stati eseguiti 2.184 tamponi e sono stati registrati altri 34 casi (uno riguardante un bambino di 3 anni), 20 dei quali localizzati nella provincia dell’Aquila (1 a Teramo, 4 a Pescara e 7 per i quali sono in corso accertamenti sulla provenienza), Albani ha ribadito come sia quest’ultima, in questo frangente, la sorvegliata speciale d’Abruzzo: «Nell’Aquilano abbiamo un numero di casi positivi abbastanza elevato e questo fa sì che la nostra attenzione sia particolarmente vigile. Mentre nella fase iniziale della pandemia, nei mesi di febbraio, marzo e aprile, era soprattutto la costa, e in particolare Pescara, la zona in cui c’erano più contagi, ora è la provincia dell’Aquila l’area più stressata. Stiamo lavorando con molta attenzione, facendo molti tamponi, per andare subito a spegnere questi focolai, prima che le fiammelle diventino dei veri e propri roghi».
IL CASO MIGRANTI. Albani ha tenuto a sottolineare come, all’origine di questo nuovo picco epidemico che sta interessando la provincia dell’Aquila, non ci siano i migranti sbarcati nelle scorse settimane a Lampedusa e «redistribuiti» in Abruzzo come in altre regioni: «La presenza dei migranti non è assolutamente collegata ai focolai. Sono discorsi completamente separati. I migranti sono stati tenuti in isolamento e sotto osservazione fin dal loro arrivo. Si tratta di focolai di importazione, legato al rientro di turisti dalla Spagna, da Malta e dalla Sardegna».
LIRIS: «GESTIRE BENE CURVA». Il concetto espresso da Albani sulla connessione tra nuovi focolai e flussi turistici è stato espresso anche da Liris: «Con la fine del lockdown, la riapertura delle frontiere e la ripresa degli spostamenti non potevamo non aspettarci che la curva epidemiologica potesse tornare a crescere di nuovo. Adesso sta a noi gestire bene questa fase andando a soffocare subito, ab origine, questi centri di diffusione del virus prima che diventino un problema».
L’INCOGNITA TURISTI FUGGITI. Sul focolaio di Lucoli rimane però un’incognita, quella dei turisti che hanno abbandonato il paese prima che scattasse la zona rossa. È un punto importante perché, a cavallo di Ferragosto, a Casamaina c’erano circa 800 persone. Il sindaco Chiappini ha minimizzato, riconoscendo, tuttavia, che molti sono andati via non appena è stata data notizia del primo caso di positività: «Se qualcuno si è comportato in maniera irresponsabile, ne risponderà personalmente a livello penale, così come stabiliscono le norme. Non credo, tuttavia, che stiamo parlando di tanti casi. È chiaro che fino a quando non è stata istituita la zona rossa, non posso avere la certezza di aver intercettato tutti».