Abruzzo, legge urbanistica Centrosinistra all’attacco

29 Settembre 2020

Dai cambi di destinazione d’uso al cemento sul verde: ecco i punti criticati 

PESCARA. «Una sveltina che serve a deregolamentare la pianificazione del territorio». È questa la definizione che l’opposizione di centrosinistra dà della legge urbanistica, pronta a essere ripresentata dalla maggioranza nel consiglio regionale di questa mattina all’Aquila. Ieri, alla vigilia, i consiglieri Silvio Paolucci, Antonio Blasioli, Marianna Scoccia e Americo Di Benedetto hanno illustrato nel corso di una conferenza stampa le ragioni del no a una legge che viene letta come un condono tombale, annunciando battaglia a suon di emendamenti. «Dopo 37 anni, siamo fermamente convinti che sia necessaria una nuova legge urbanistica», spiega Blasioli. «Una legge regionale che doti l’Abruzzo di uno strumento moderno, con le più avanzate procedure di gestione, non solo edilizio-urbanistiche ma anche ambientali, paesaggistiche, storiche e infrastrutturali. Esigenze che non trovano riscontro nel progetto di legge che andrà in aula».
Sono almeno quattro i punti che il centrosinistra critica aspramente.
DESTINAZIONI D'USO. Stando a quanto previsto dall’articolo 15 del progetto di legge, si concede la possibilità di destinare gli immobili esistenti, pubblici e privati, per usi diversi da quelli per cui sono sorti, per un tempo massimo di due anni, decorsi i quali tale utilizzo può diventare definitivo. «Siamo davanti a un assurdo giuridico. In pratica io posso aprire un bar, un ristorante o una discoteca all’interno di un appartamento tramite una semplice comunicazione al Comune, senza alcun titolo edilizio», dice Blasioli.
«Il comma 5 dello stesso articolo consentirà ai Comuni di prendere atto di questa situazione e di renderla definitiva dopo due anni, senza alcun rispetto del rumore e della quiete pubblica».
L’OCCUPAZIONE. La disposizione, contenuta nell'articolo 13 della stessa legge, consente l’occupazione di suolo pubblico o privato di uso pubblico, in favore dei gestori di esercizi, anche in deroga ai vigenti regolamenti edilizi e strumenti urbanistici comunali, nel solo rispetto dei requisiti igienico-sanitari e di sicurezza. Anche tale impostazione incontra la critica dei consiglieri di centrosinistra. «Si tratta di una disposizione inutile vista la sua scadenza fissata al 31 ottobre 2020 fissata dal decreto rilancio», dicono i quattro. Che poi approfondiscono il contenuto dell'articolo: «Discorso a parte è quello che riguarda gli spazi verdi. C'è una sentenza del Consiglio di Stato secondo cui il verde costituisce esso stesso attrezzatura pubblica, pertanto qualsiasi altro utilizzo di tali aree non potrà essere marginale rispetto alla loro attrezzatura verde. Tale misura non rappresenta un incentivo al distanziamento di bar ed esercizi pubblici, ma la negazione dell'importanza del verde». E ribadiscono: «Su questa norma daremo battaglia».
VALUTAZIONE AMBIENTALE. Altro punto evidenziato è quello della Vas (Valutazione ambientale strategica), che andrebbe fatta anteriormente all’approvazione del piano o del programma mentre «l'articolo 6 denominato “integrazioni delle procedure di Vas e pianificazione” tenta di unificare malamente le due procedure», sostengono i consiglieri. «È una norma a rischio impugnazione da parte del governo perché in contraddizione con il d.lgs 152/2006, il quale stabilisce che la fase di valutazione va effettuata anteriormente all’approvazione del piano o del programma. Per questo esprimiamo una netta contrarietà alla sua introduzione, anche in relazione all’importanza del tema, che non può essere affrontato con un provvedimento emergenziale e che scardinerebbe l’attuale iter autorizzativo».
I TERMINI. Gli articoli 3 e 4 andrebbero a ridurre da 120 a 30 giorni il lasso di tempo da concedere a enti come Province e Comuni per esprimersi su determinati piani. «Si tratta di termini eccessivamente compressi anche in considerazione di organici ormai carenti, sia per le Province, che in questo modo potrebbero non riuscire a esprimersi, sia per i Comuni, soprattutto con riferimento ai piani di lottizzazione, che anche per la loro complessità devono essere attentamente valutati».
Sempre secondo i quattro consiglieri «la nuova legge urbanistica andrebbe a svilire la partecipazione dei cittadini, impossibilitati in questo modo a far valere il loro pensiero e le loro ragioni». L’abbreviazione dei termini inoltre viene richiamata anche nelle critiche all’articolo 5, il quale contiene una serie di modifiche tese a escludere che alcuni procedimenti vengano considerati come varianti. Questo comporterebbe «che alcuni di loro resteranno sconosciuti e non osservabili da parte della cittadinanza. Per questi motivi», concludono, «voteremo contro il progetto di legge, presentando emendamenti per correggere più punti ed evitare un'eccessiva deregolamentazione. Chiederemo inoltre un testo unico, condiviso con associazioni e ordini, da riportare in aula il prima possibile».