Abruzzo, oggi ultimo giorno per la caccia

Il Wwf traccia un bilancio e attacca: «Troppi incidenti e 2 vittime per una pratica inutile e pericolosa»
Ultimo giorno di caccia in Abruzzo e per il Wwf sono «tanti gli incidenti gravi, quattro in Abruzzo con due morti, per una pratica pericolosa e inutile». La Regione, dopo aver esteso di un mese la caccia al cinghiale, con una ulteriore proroga ha scelto di far sparare al colombaccio anche nella prima decade di febbraio. «La pandemia in corso», afferma in una nota il Wwf, «ha confermato quanto sia forte l’influenza del mondo venatorio sulla politica. In Abruzzo, come in diverse altre regioni, sono state emanate ordinanze per permettere anche durante le fasi di lockdown lo spostamento dei cacciatori oltre i confini comunali».
Per l’associazione ambientalista «l’Abruzzo e le altre regioni di fatto hanno aggirato le restrizioni in vigore con l’infondata motivazione di uno “stato di necessità” per conseguire l’equilibrio faunistico-venatorio, limitare i danni alle colture e il potenziale pericolo per la pubblica incolumità», dimenticando che la caccia è un’attività ludica. Sempre secondo il Wwf la strumentalità di questi atti è stata resa ancor più evidente dal fatto che si è autorizzato l’esercizio della caccia anche, per esempio, agli uccelli migratori o agli uccelli acquatici che di certo non determinano danni o pericoli per l’incolumità pubblica. Con la stessa motivazione è stata autorizzata la caccia ai cinghiali in braccata: «Una modalità che, oltre a rendere di fatto impossibile il rispetto delle norme anti-Covid, ha effetti deleteri sul controllo della specie, con aumento dei danni, per dispersione dei branchi, e delle popolazioni per anticipo della maturità sessuale nelle femmine, come recentemente ribadito anche dall’Ispra».
L’elemento positivo è invece l’approvazione, dopo anni di ritardo, del Piano faunistico venatorio regionale: «Un piano che ha tuttavia enormi limiti perché tutto spostato sugli interessi del mondo venatorio». A seguito della sua approvazione, il Wwf Abruzzo ha condotto una campagna per ricordare che i cittadini possono veder riconosciuto il diritto a vietare la caccia sul proprio terreno. «Agli oltre 40 abruzzesi che si sono rivolti al Wwf Abruzzo fornendo copia delle domande inviate alla Regione, l’associazione sta fornendo indicazioni su come vedere riconosciuto il proprio diritto».

