Abruzzo, servono alloggi per ospitare gli ucraini

16 Aprile 2022

Nasce la rete delle associazioni per rispondere al bando della Protezione civile Il Centro volontariato chiede aiuto: «Le piccole e medie realtà si uniscano»

C’è il tentativo tutto abruzzese di creare una rete integrata per l’accoglienza degli ucraini in fuga dalla guerra: tante piccole e medie associazioni, ma anche privati cittadini, in campo per ospitare e supportare i rifugiati. L’obiettivo è quello di partecipare al bando pubblicato dalla Protezione civile per individuare i progetti di “accoglienza diffusa” di supporto all’accoglienza dei centri pubblici “tradizionali”, da finanziare per un massimo di 33 euro al giorno a profugo ospitato e assistito.
A fare da soggetto aggregatore c’è il Centro servizi per il volontariato Abruzzo, che sta raccogliendo la disponibilità delle associazioni regionali, ma anche dei privati. Ma non senza difficoltà.
LE CRITICITà e l’APPELLO
«Per partecipare al bando bisogna mettere a disposizione – ed essere in grado di gestire – almeno 300 posti letto per i rifugiati e trovare un ente capofila che abbia un’esperienza di almeno 3 anni nell’accoglienza. Il tutto entro la scadenza del 22 aprile, termine ultimo per rispondere alla raccolta di manifestazioni di interesse della Protezione civile. Al momento si stanno muovendo principalmente le grandi organizzazioni nazionali», spiega Casto Di Bonaventura, presidente del Csv Abruzzo, «noi ci proviamo comunque a mettere in campo una rete tutta abruzzese anche con il Forum del Terzo Settore, muovendoci da soggetto aggregatore, ma non è facile. Non dovessimo riuscirci, avremo comunque creato una rete importante per rispondere a questa come ad altre emergenze».
Quindi l’appello: «Noi monitoriamo la mobilitazione delle associazioni abruzzesi e tramite i nostri canali di comunicazione stiamo offrendo loro le informazioni necessarie. Finora ci hanno contattato piccole associazioni, che possono garantire una decina o poco più di posti letto. Ne servono tante per creare una rete diffusa. Chiediamo quindi alle piccole e medie realtà di contattarci se intendono mettersi a disposizione, con alloggi ma anche con servizi».
COS’è L’ACCOGLIENZA DIFFUSA
Il decreto Ucraina approvato a marzo dal Governo dava il via libera a reperire 15mila posti in ulteriori forme di accoglienza diffusa, tramite affidamento diretto alle associazioni e agli enti del Terzo settore. La Protezione civile ha pubblicato il bando per rendere l’accoglienza diffusa operativa. Si tratta di un sistema allargato e alternativo, quindi, a quello tradizionale delle strutture di accoglienza Cas e Sai, anche se ne è prevista la sostanziale omogeneità di servizi e costi. L’accoglienza diffusa può comprendere anche la disponibilità di famiglie che decidono di ospitare i profughi, oltre che di strutture private. Loro possono rendersi disponibili contattando Comuni e associazioni o tramite la piattaforma della Protezione civile “OffroAiuto”.
Saranno valorizzate le manifestazioni di interesse fatte non da singoli ma da reti, ma quelle attraverso progetti integrati. Il bando, però, non è solo finalizzato all’individuazione e al finanziamento di alloggi, ma anche vitto, beni e servizi di prima necessità, comprese tipologie di assistenza come quella legale e linguistica .