Abruzzo, sono 99 i nuovi casi Fazii: paghiamo il Ferragosto

18 Agosto 2021

I ricoverati in terapia intensiva sono sei. Il virologo avverte: il quadro potrebbe peggiorare

Aumentano ancora i ricoveri nei reparti di terapia intensiva abruzzesi. Salgono a 6 quelli occupati, prevalentemente da persone giovani, non vaccinate, oppure con una sola dose. Torna a salire anche il bilancio delle vittime con la morte di un 96enne della provincia dell'Aquila. La situazione, inoltre, secondo il virologo Paolo Fazii, potrebbe peggiorare tra una decina di giorni anche a causa degli assembramenti di ferragosto e il picco potrebbe arrivare alla fine del mese.
I CASI
Sono stati 99 nella giornata di ieri i nuovi positivi tra cui un bambino di un anno e un97enne della provincia di Teramo dove ieri si è registrato il numero più alto di contagi (+36), seguito da quello relativo alla provincia di Pescara con 22 nuovi casi e della provincia di Chieti (+21) e dell'Aquila (+6). Nelle ultime 24 ore sono guarite 77 persone, mentre gli attualmente positivi sono 21 in più rispetto al giorno precedente per un totale di oltre 2mila abruzzesi.
Il numero di tamponi molecolari analizzati è di 2.012, che porta il totale dall'inizio della pandemia a 1.296.316. I tamponi antigenici sono stati invece 4.022. Il rapporto tra test molecolari eseguiti e il numero dei positivi si è attestato nel fine settimana al 4.92 %. Tra i contagiati circa un terzo riguarda giovani, la fascia in cui si registrano il maggior numero di persone non vaccinate.
I RICOVERI
Continuano ad aumentare i posti letto occupati negli ospedali della regione, in particolare quello di Pescara che in questo momento è il punto di riferimento regionale per i ricoveri in terapia intensiva abruzzese. Nei reparti di medicina Covid sono ricoverate 61 persone, dato fermo a martedì. I ricoveri in terapia intensiva sono invece saliti a 6 e si tratta prevalentemente di 30enni. Oltretutto si tratta di nuovi ingressi avvenuti tutti nel giro di 5 giorni, da venerdì a ieri. Una situazione che sta velocemente cambiando. In area medica i letti occupati all'inizio della scorsa settimana erano circa il 40% in meno e l'Abruzzo è ancora tra le otto regioni con il tasso di occupazione più basso a livello nazionale, pari al 4.5%, una settimana fa era tra le cinque con più posti disponibili. 1.960 (+20 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.
Per le terapie intensive è tra le 6 regioni con minori ricoveri e un tasso di occupazione al 3%. Altre 1.960 persone (+20 rispetto a due giorni prima) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl. Sale anche il dato sui decessi che raggiunge quota 2.519 ma che ha visto l'aumento di 3 vittime durante la scorsa settimana e una ieri. Dati complessivi in netta risalita considerato che in Abruzzo per un mese intero, dai primi di luglio ai primi di agosto, non c'erano stati nuovi casi di decesso riconducibili al covid19.
IL PICCO
I nuovi dati mostrano un aumento di contagi, di ricoveri e di vittime in Abruzzo. Secondo il virologo Paolo Fazii, membro del Comitato tecnico scientifico regionale e direttore del laboratorio della Asl di Pescara, gli assembramenti di Ferragosto favoriranno questa situazione. «Nel weekend», spiega, «ci sono stati i ristoranti stracolmi, i luoghi di maggiore attrazione turistica erano pieni di persone, le famiglie si sono riunite per trascorrere questi giorni di festa. Mi aspetto tra il 22 e il 25 un aumento dei casi dovuti proprio a Ferragosto. Rispetto all'anno scorso abbiamo molti più casi e questo è dovuto a due fattori: non c'era la variante Delta, molto più contagiosa rispetto a quella inglese, e non c'erano i vaccini, che per molte persone sono un alibi per tenere un comportamento non consono alla situazione epidemiologica in corso. La troppa sicurezza spesso può tradire anche se poi non sono i vaccinati ad ammalarsi, ma le persone non vaccinate che sono vicine a loro, in particolar modo i giovani tra i quali il virus è molto diffuso, soprattutto in modo asintomatico. E proprio per questo motivo ci sono molti 30enni intubati. Perché aumentando la percentuale di contagiati in questa fascia di età, aumenta anche la possibilità che qualcuno di loro finisca in terapia intensiva».
«Lo scorso anno», chiarisce Fazii, «in questo periodo non c'erano giovani ricoverati perché i numeri erano più bassi. E purtroppo quelli che si assembrano di più sono proprio i giovani, convinti di non potersi ammalare. Ma sbagliano. Il vaccino infatti, se pur riesce a evitare sintomi gravi e ospedalizzazione, non è in grado di bloccare l'infezione e i contagi. Quindi accade che una percentuale di questi contagiati non vaccinati finisca in ospedale, spesso in gravi condizioni, nonostante si tratti di persone giovani».
«L'unica soluzione quindi», conclude, «è vaccinarci tutti. Non c'è altra strada per sconfiggere questo virus».
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